
Con i bambini alla scoperta della vocalità
Lavorare insieme a una classe di studenti di Biennio fortemente motivati a capire e sperimentare le dinamiche relative al fare coralità con i più giovani è un privilegio di cui sono grato ai ragazzi stessi e al Conservatorio di Monopoli che permette tutto ciò. Durante il presente anno accademico abbiamo studiato e analizzato in cooperative learning il testo Il bambino e la sua voce, della dott.ssa Silvia Magnani, edito da Franco Angeli nel 2009 (prima edizione del 2000). La classe ha riflettuto su ogni capitolo cercando di trovare rispondenza nei numerosi progetti di coro scolastico attivi in zona, fino a portarne i risultati in una workshop dal titolo Alla scoperta della voce realizzato presso la Biblioteca di Fasano. L’interesse riscontrato rispetto a tali argomenti fa emergere un desiderio di condivisione che coinvolge tutta la comunità che contorna il bambino, dal direttore di coro ai docenti, dai compagni di scuola alla famiglia e agli istruttori sportivi, … Come già avvenuto in precedenti pubblicazioni sullo studio di altri testi, anche in questa occasione rendiamo disponibili le slides riassuntive tramite il qr-code allegato.
Mariateresa Maggi – Se la voce non funziona
La voce è un fondamentale mezzo di comunicazione, parte integrante della nostra identità e della nostra capacità di entrare in relazione con gli altri. Innanzitutto, la voce ha un valore affettivo e relazionale, sin dai primi giorni di vita, trasmettendo sicurezza e affetto: la prima forma di riconoscimento che l’essere umano sperimenta nei confronti del mondo è la voce della madre. Nella quotidianità è importante riconoscere i momenti in cui rischiamo di abusare della voce: urlare per chiamare un familiare o risolvere discussioni a voce alta. L’adulto ha una responsabilità comunicativa, deve essere un buon esempio; pertanto, è fondamentale adottare regole comunicative efficaci, specie in presenza dei bambini. Le buone abitudini apprese in famiglia, però, talvolta vengono disattese a scuola. Inoltre, è importante essere buoni e attenti ascoltatori: sensibilizzare all’ascolto attivo migliora la comunicazione e favorisce il rispetto reciproco. Quando la voce non funziona come dovrebbe è utile imparare ad ascoltare se stessi, riconoscere i segnali e decidere come intervenire. In caso di sintomi persistenti, è sempre consigliabile rivolgersi a specialisti e importante è il ruolo dell’insegnante di canto, che fornisce consigli tecnici per un’emissione vocale corretta e un’educazione artistica specifica attraverso la scelta del repertorio. Prendersi cura della propria voce significa prendersi cura della propria salute e della qualità della comunicazione con gli altri.
Giuseppe Calò – La prima infanzia
Nella mia esperienza di neogenitore ho potuto constatare direttamente ciò che Silvia Magnani ci riporta nel capitolo dedicato alla prima infanzia nel quale ci aiuta a comprendere che il bambino che piange non solo è in salute ma, per lui, quello è il primo modo per mettersi in contatto stretto con noi, per esprimersi e per farci comprendere i suoi bisogni. Nonostante l’apparato fonatorio è primitivo c’è in lui tanta forza e voglia di far sentire la sua voce; ho potuto constatare quanto, non solo è innato e necessario per lui farsi sentire ma anche quanto, per noi genitori è importante ed innato saper rispondere a quelle urla disperate anche solo tenendoli al nostro petto e sostenendo la sua schiena quindi facendo sentire la nostra presenza. Da questa esperienza si può comprendere quanto è importate nel percorso di crescita di ogni essere umano la figura di riferimento del genitore e di quanto debbano essere accurati gli stimoli che da noi deve ricevere e quanto siano importati per il suo linguaggio anche i corretti rinforzi, senza sovraccaricare e ponendo attenzione, fuori da ogni forma di allarmismo, a quei segnali che possono guidarci ad individuare la presenza di problematiche genetiche.

Maria Teresa Amato – L’età della socializzazione
Il testo di Silvia Magnani affronta il delicato tema della vocalità infantile, offrendo spunti di riflessione non solo per coloro che operano nel settore della didattica, ma anche per i genitori, interessati al benessere vocale dei propri figli. L’autrice evidenzia, infatti, il ruolo cruciale della famiglia e della scuola, chiamate a collaborare attivamente nella tutela dell’igiene vocale del bambino. In quest’ottica, vengono proposti consigli concreti volti a promuovere un utilizzo corretto della voce, arricchiti da esempi che rendono la lettura scorrevole e coinvolgente. L’ autrice sceglie di non focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti curativi, ma di porre l’accento sulla prevenzione dei disturbi vocali nei bambini, spesso causati da un impiego scorretto dell’apparato fonatorio. Il canto viene descritto come un efficace strumento educativo, capace di accompagnare il bambino verso uno sviluppo sano e consapevole della propria voce fin dalla prima infanzia. Il capitolo in questione si sofferma inoltre sui cambiamenti vocali che accompagnano la crescita, analizzando la delicata fase della preadolescenza, che segna un momento di transizione, in cui le trasformazioni fisiologiche si intrecciano a complesse dinamiche psicologiche, generando frequentemente insicurezza, disagio e ansia. Risultano dunque particolarmente utili i suggerimenti riguardanti la scelta del repertorio musicale, la qualità acustica degli ambienti in cui si comunica e la promozione di sane abitudini vocali. Questi aspetti, descritti con attenzione e rigore scientifico, aiutano a comprendere quanto sia importante accompagnare il bambino nel suo percorso vocale, rispettandone tempi, identità e bisogni individuali.
Sara Ippolito – Giocare con la voce
La parte terza si articola in due sezioni, ambedue rivolte non solo al direttore di coro, ma a tutti coloro che in maniera più o meno diretta sono coinvolti in un contesto pedagogico come quello scolastico. Mi ha colpita molto la scelta di esporre delle questioni estremamente rilevanti per la vocalità infantile e non attraverso il linguaggio fiabesco, che in maniera non perentoria né prescrittiva ci invita ad immedesimarci nei personaggi di quelle storie e a riflettere su dinamiche comportamentali e psicologiche che vengono ad instaurarsi nell’ambiente domestico, riaffiorando anche in tutti gli altri contesti sociali che frequentiamo. Prendere consapevolezza e lavorare su queste cattive abitudini in un clima di collaborazione e di reciproca fiducia, come quello che può contraddistinguere la relazione tra genitori, insegnanti e specialisti della voce, diventa così una strategia vincente per prevenire il sopraggiungere di alcune problematiche della voce e per imparare a prenderci cura di questo potente e fragile strumento, posseduto ed utilizzato quotidianamente da ognuno di noi. Un altro aspetto che mi è personalmente piaciuto molto sul modo in cui questo capitolo è stato pensato riguarda il fatto che la scelta dei giochi con la voce e con le parole che vengono proposti all’educatore diventa per quest’ultimo, e a maggior ragione per noi studentesse e studenti di Didattica, un ulteriore invito a riflettere sull’importanza del proprio ruolo, mettendo in luce quanto attività come quelle corali non si esauriscano nell’immediatezza del gioco che si decide di realizzare, ma siano anche e soprattutto un continuo banco di prova per tutti i coinvolti per prendere consapevolezza di sé e degli altri, per imparare varie forme di interazione e condivisione, per ascoltare ed ascoltarsi.
Pasquale Barone – La voce in un’altra prospettiva
La voce nei bambini è un canale privilegiato per esprimere stati emotivi, bisogni e affetti fin dai primi mesi di vita, quando il pianto rappresenta la principale modalità comunicativa. La risposta degli adulti a queste espressioni aiuta a strutturare il Sé e a promuovere la fiducia di base. Personalmente, trovo affascinante come la voce, fin dalle primissime fasi della vita, diventi il primo strumento di comunicazione interpersonale. Questo linguaggio non verbale, oltre a rispondere a bisogni immediati, getta le basi per future interazioni sociali e per l’internalizzazione della relazione con l’adulto. Con lo sviluppo linguistico, la voce acquisisce funzioni più complesse, diventando uno strumento per comunicare pensieri, emozioni e desideri. Ritengo che uno degli sviluppi più significativi sia quando la voce diventa veicolo di simbolismo e pensiero. Quando il bambino attraversa periodi di conflitto interiore o vive in contesti relazionali disfunzionali, la voce può assumere caratteristiche atipiche, come toni alterati, grida o silenzi, che riflettono un disagio emotivo. In questi casi, credo che il silenzio non debba essere visto solo come assenza di comunicazione, ma come una forma di espressione altrettanto indicativa di un disagio profondo. L’aggressività vocale, inoltre, emerge come risposta a sentimenti di insicurezza o frustrazione. L’osservazione della qualità della voce – tono, intensità, velocità – è cruciale per comprendere il benessere psicologico del bambino. Trovo che una risposta empatica e tempestiva da parte degli adulti, che coinvolga l’intero sistema familiare, sia fondamentale per favorire l’elaborazione delle emozioni e promuovere modalità comunicative più funzionali allo sviluppo integrato del bambino.

Paolo Parlangeli – La voce e i problemi dell’attenzione
Leggendo il capitolo La voce e i problemi dell’attenzione mi sono ritrovato in molte dinamiche descritte dall’autrice. Tra i banchi di scuola ero un bambino iperattivo: parlavo troppo, facevo fatica a rispettare il mio turno, e quindi il docente era costretto a fare dell’abuso vocale uno stile di vita. Crescendo, ho compreso che quel mio bisogno continuo di movimento e attenzione non era disobbedienza, ma un modo per esprimere il mio disagio. Oggi, da studente in formazione, mi è capitato di rivedere me stesso in alcuni bambini. In particolare, durante il progetto Scuola dell’Infanzia, organizzato dal Conservatorio Nino Rota di Monopoli, ho toccato con mano la fatica di ‘farsi ascoltare’. I bambini erano vivaci, alcuni molto attenti, altri facilmente distratti. La mia voce spesso si perdeva nel rumore di fondo. Solo alternando sguardo, gesti, modulazione vocale e anche grazie alla collaborazione di un altro collega, riuscivo a stabilire l’ordine in classe. Il lavoro congiunto si è rivelato essenziale per creare un ambiente più ricettivo e armonico. Il testo mi ha fatto riflettere su quanto l’uso consapevole della voce sia fondamentale nella relazione educativa: non solo come strumento tecnico, ma come veicolo di autorevolezza, empatia e presenza. Educare la voce e l’ascolto significa anche riconoscere i bisogni invisibili dei bambini, costruendo con loro un clima fatto di fiducia, pazienza e reciprocità.

Giuseppe Lo Sasso – La comunicazione
Fin dalla Grecia Antica, con maestri come Protagora e Gorgia, si sapeva che il linguaggio è potere. Ma è nel Novecento, con eventi come La guerra dei mondi di Orson Welles, che si prende davvero coscienza di quanto un messaggio possa influenzare emozioni e comportamenti collettivi. Negli anni ’50, Wilbur Schramm distingue tra comunicazione di massa e comunicazione interpersonale. Due mondi diversi: da un lato il dialogo diretto, con feedback immediati; dall’altro, i mass media, dove la risposta è distante, spesso vaga. Si torna poi all’origine della voce. La nostra capacità di parlare è frutto di evoluzioni anatomiche e culturali e ha molto più in comune con il canto degli uccelli che con i versi delle scimmie. Anche un pianto o un silenzio sono comunicazione pura. La verità è che non possiamo non comunicare. Ogni gesto, ogni postura, persino l’arredamento raccontano chi siamo. Le sopracciglia parlano, i piedi rivelano emozioni nascoste, le distanze che manteniamo svelano legami o barriere. Cantare in coro non è solo intonare note: è ascolto, osservazione, sincronizzarsi con colleghi e pubblico. È un’esperienza completa di comunicazione. I gesti del direttore, la ricerca forsennata della propria parte, la postura dei compagni: ogni elemento non-verbale comunica. E chi legge questo testo può diventare un corista più consapevole, più attento non solo alla voce, ma al linguaggio silenzioso che tiene unito il gruppo. Il corpo ha un suo linguaggio, spesso più sincero delle parole. Quando i due non coincidono, vince il corpo. Le bugie? Hanno le gambe corte… e forse anche i piedi nervosi.
Roberto Camporeale – Come nasce la voce
Il capitolo Come nasce la voce mi ha guidato alla scoperta di uno dei meccanismi più affascinanti e complessi del nostro corpo: la produzione vocale. Attraverso un linguaggio chiaro, l’autrice descrive il percorso che il suono compie a partire dalla respirazione fino alla sua articolazione e risonanza. Ho compreso il ruolo fondamentale dei diversi tipi di respirazione, il funzionamento delle corde vocali e l’importanza dei risuonatori e degli articolatori, strutture spesso ignorate ma essenziali. Ciò che più mi ha colpito è quanto questo processo, così quotidiano, sia vissuto in maniera inconsapevole. Conoscere la fisiologia della voce non è utile solo per chi canta o recita, ma per chiunque voglia usarla in modo sano e consapevole. Comprendere come funziona la propria voce è un passo fondamentale per migliorarne l’uso e per prendersene cura. Molto interessante anche la parte finale, dedicata all’evoluzione della voce nel corso della vita e ai suoi cambiamenti. Riflettere su come la voce possa deteriorarsi con l’età mi ha portato a considerare l’importanza della prevenzione e dell’educazione vocale. Questo capitolo mi ha lasciato un senso di meraviglia e rispetto per uno strumento tanto potente quanto fragile: la Voce.
Janis Zarinovskis – Appendici: strumenti per educare senza ricette universali.
Le Appendici sono composte da cinque parti, ognuna delle quali offre a insegnanti e genitori la possibilità di comprendere meglio lo stato della voce del bambino e di prevenire potenziali pericoli che potrebbero danneggiarla. I materiali sono di vario tipo: da semplici consigli formulati come brevi tesi, fino a tabelle dettagliate e test. Ciascuno di essi invita a riflettere sul fatto che non si tratta solo di problemi che possono influenzare la voce, ma anche il benessere del bambino e il comportamento stesso degli adulti, soprattutto i genitori (aspetti fondamentali in tale contesto educativo). Il bambino tende a imitare gli adulti, comprese le cattive abitudini. Se la voce fa male, forse non bisogna sforzarsi di parlare a tutti i costi: è importante dare il buon esempio. Allo stesso tempo, è necessario ricordare che questi materiali sono spunti di riflessione, non dottrine o verità assolute. In altre parole, un giusto equilibrio tra metodo e sensibilità individuale permette di vedere ogni bambino come individuo, non come un pacco postale da timbrare. I bambini assorbono tutto come spugne e riflettono come specchi ciò che fanno gli adulti. Non bisogna, quindi, traumatizzarli. Occorre pensare in modo critico e nello stesso tempo essere empatici. Le generazioni Z, Alpha e le successive ne saranno molto grate!
