Editoriale

Il Controtenore

Controtenore

Nel 1984, al pubblico della New York City Opera fu presentata una scena unica. Un uomo viene preparato per la sua incoronazione da alcuni assistenti che gli cambiano il costume. Nudo, si rivela essere un ermafrodita, con genitali maschili e seno femminile. Quando canta, è nella gamma del mezzosoprano; in un duetto d’amore con sua moglie, la sua voce è quella più alta. L’opera era Akhnaten di Philip Glass. Il ruolo principale del faraone, riformatore religioso, cantato allora da Paul Esswood, è stato scritto per controtenore. Per coloro del pubblico che ascoltavano un controtenore per la prima volta, l’aspetto insolito del cantante poteva sembrare inappropriato: con la sua testa resa deforme e appuntita da una protesi, era davvero umano? E se sì, cos’era, maschio o femmina?

La contraddizione di un uomo che canta in una gamma solitamente associata alla figura femminile può sembrare agli ascoltatori di oggi inquietante e ultraterrena, o perlomeno innaturale. Alcuni compositori del ventesimo secolo hanno sfruttato le contraddizioni della voce da controtenore scrivendo musica per essa, anche se non sempre in un contesto drammatico così estremo come Akhnaten. Forse i ruoli moderni più noti per controtenore sono quelli di Oberon di Benjamin Britten, il re non umano delle fate in Sogno di una Notte di Mezza Estate (1960) e la voce di Apollo, il dio astratto e celeste della musica, collocato in opposizione al terreno Dioniso, dio del vino (un baritono) in Morte a Venezia del 1973.

Anche se utilizzati con grande effetto dai compositori moderni, i controtenori possono essere ascoltati più frequentemente nella pratica della musica antica, come nella polifonia medievale e rinascimentale e nel canto solistico barocco, specialmente di tipo operistico. La rinascita novecentesca del controtenore nell’opera è legata al moderno movimento di musica antica, iniziato negli anni ’50, ma la storia del canto in falsetto in Europa risale almeno al Medioevo e si estende fino ai giorni odierni con una linea ininterrotta.

Anonimo, Busto neoclassico di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, detto “il Farinelli”.
Luis García, CC BY-SA 3.0

Il termine stesso controtenore è medievale, derivando dal processo compositivo dell’Ars Antiqua. Quando si scriveva polifonia sacra, dal dodicesimo secolo in poi, un compositore selezionava innanzitutto un canto gregoriano su cui basare il proprio brano. Il passo successivo era quello di aggiungere la scansione ritmica alla melodia; la linea vocale risultante era chiamata tenore, dal latino tenere. Questa parte ‘teneva’ il canto originale. (Una teoria alternativa, anch’essa supportata da prove medievali, sostiene che la parte del tenore è così chiamata perché, essendo la voce strutturalmente fondamentale, ‘regge’ la composizione. La sostanza è comunque molto simile). Poi il compositore scriveva una nuova linea musicale ‘contro’ quella tenorile: il contro-tenore. Ci poteva essere più di una di queste parti di controtenore appena composte: quella più alta era etichettata come contratenor altus e quella più bassa era chiamata contratenor bassus. Da queste denominazioni derivano i nostri termini moderni alto e basso.

Dal XIV secolo in poi, quando i cantanti professionisti, e non più solo chierici, monaci e sacerdoti, cominciarono ad essere ingaggiati per cantare la polifonia in chiesa, le denominazioni delle linee musicali furono trasferite ai cantori di quella stessa parte. Il cantore della parte tenorile divenne noto come tenore, quello della parte contratenor bassus fu chiamato basso, mentre l’uomo (alle donne era proibito cantare in chiesa, seguendo l’ingiunzione di San Paolo) che cantava la parte di contratenor altus fu chiamato contralto, contr’alto (solo in Italia) o controtenore.

Dopo essere stati soppiantati dai castrati nella seconda metà del XVII secolo, i tenori del XVIII secolo iniziarono a coltivare uno stile di canto più lirico. Ma con il progredire del diciannovesimo secolo, la popolarità, per non parlare della disponibilità, del castrato nell’opera andò gradualmente scemando per essere sostituito da un nuovo, potente e più drammatico, eroe tenore. I compositori d’opera cominciarono a richiedere più volume nel registro superiore di quanto potesse essere prodotto dal canto in falsetto e i tenori e i loro insegnanti risposero favorendo l’estensione della più robusta voce di petto in gamme sempre più alte. Il nuovo suono tenorile emerse dapprima in Italia ed è quello familiare al pubblico di oggi.

Questa rivoluzione nel canto e nella formazione vocale estromise definitivamente dal palcoscenico dell’opera il canto maschile in falsetto. Questi sopravvisse nel diciannovesimo secolo principalmente nei cori delle cattedrali inglesi, dove i cambiamenti nello stile generale del canto costrinsero i contralti maschi a sviluppare un suono romantico tutto loro, lo stereotipato suono da controtenore inglese da cattedrale.

Il canto in falsetto tornò sul palcoscenico dell’opera solo negli anni ’50, in gran parte grazie ad Alfred Deller (1912-79), il cantante che più di ogni altro ha reso popolare la voce da controtenore nel nostro secolo. Nel 1944, Deller incontrò il compositore Michael Tippett, che era interessato alla musica dell’epoca elisabettiana. Tippett e Deller collaborarono in concerti e trasmissioni radiofoniche con la musica di Henry Purcell, compositore inglese del XVII secolo.

Oggi la maggior parte dei controtenori solisti sono inglesi. Molti hanno cantato come coristi nelle cattedrali o nelle cappelle dei collegi e quindi sono cresciuti cantando con contralti maschi. Di conseguenza, la transizione da voce bianca a controtenore adulto è spesso facile e naturale.

Anche se può sembrare che l’emergere del canto solistico da controtenore nell’opera sia interamente un autentico revival della pratica barocca, gli odierni controtenori non sono l’equivalente degli strumenti d’epoca. I controtenori devono cantare negli stessi grandi teatri come tutti gli altri cantanti, per cui anche loro hanno beneficiato della rivoluzione vocale del diciannovesimo secolo. Proprio come ai moderni tenori e baritoni viene insegnato ad estendere la loro voce di petto verso l’alto, colmando le pause della voce in modo uniforme, i moderni controtenori imparano ad estendere la loro voce di testa in falsetto verso il basso.

Il controtenore moderno è pienamente un cantante del ventesimo secolo.

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