Accade nel Mondo

Una Villanella fiorentina in viaggio verso nord: Un caso di studio di trasmissione musicale

Una Villanella fiorentina in viaggio verso nord

L’Islanda era una parte remota dell’Europa durante il Medioevo e la prima Età Moderna; il viaggio via mare dalla Danimarca richiedeva circa tre settimane e le navi effettuavano il viaggio solo due volte all’anno, in primavera e in autunno (Jónsson 1998, 191). La maggior parte degli abitanti, stimati a circa 50.000 nel 1600, vivevano in fattorie sparse lungo la costa. C’erano solo due piccoli villaggi: le frazioni che circondavano la cattedrale di Skálholt, a sud, e quella di Hólar, a nord, che contavano circa 100 persone ciascuna. Alla maggior parte degli europei, l’Islanda doveva sembrare un posto strano, persino spaventoso. L’antipapa Giovanni XXIII, in una lettera del 1413, la chiamava “insula maris in finibus mundi” – l’isola alla fine del mondo (Þorkelsson 1906-13, 23).

Eppure, anche se può sembrare che l’Islanda fosse un luogo estraneo agli sviluppi della musica continentale, le fonti sopravvissute raccontano una storia diversa. Circa 100 frammenti di manoscritti di canti liturgici sopravvivono da prima della Riforma, così come oltre 150 fonti musicali del primo periodo moderno. Un tempo dovevano essercene molte di più; dopo tutto, gli islandesi avevano valorizzato la scrittura e la produzione di manoscritti fin dal Medioevo.

Un manoscritto in particolare, ora nella collezione Arnamagnæan dell’Università di Copenaghen (DK-Kar, Rask 98), offre uno sguardo avvincente sulle tradizioni della musica in Islanda durante la prima Età Moderna. Fu scritto intorno al 1660-70 ed è conosciuto con il suo marchio, Rask 98, poiché apparteneva, agli inizi del XIX secolo, al noto linguista danese Rasmus Christian Rask, che probabilmente lo acquistò durante un lungo soggiorno in Islanda dal 1813 al 1815 (Hjelmslev 1941, 171). Si tratta del più consistente manoscritto musicale islandese del XVII secolo ad essere sopravvissuto e contiene un totale di 223 brani, oltre la metà delle quali sono unici per questa fonte. Il titolo del manoscritto dice che si tratta di un libro di brani importati dall’estero e, conseguentemente, tradotti: MELODIA. Alcune melodie forestiere alla poesia islandese, molte delle quali utili per l’intrattenimento spirituale. Il titolo non è del tutto esatto, poiché undici brani hanno testi in latino, uno è in danese e l’altro non ha alcun testo. Rask 98 è un manoscritto particolarmente eclettico, che testimonia la varietà del fare musica nell’Islanda del XVII secolo. Contiene inni locali e stranieri, canti profani, canti in latino e in islandese, polifonia arcaica a due parti, polifonia semplice e multipla da brani polifonici a quattro parti di compositori europei, tra cui – nella parte in esame – il maestro di cappella fiorentino Francesco Corteccia (1502-1571).

Tra le ‘melodie straniere’ presenti nel Rask 98 c’è Vera mátt góður (n. 138, 43r-v). Le caratteristiche della parte grave di questo pezzo – composto in chiave di FA e per lo più procedente per quarte e quinte – erano già state segnalate da uno studioso all’inizio del Novecento, anche se le sue origini rimasero incerte (Þorsteinsson 1906-09, 281). Questa è la parte del basso del brano Madonn’io t’haggi amat’et amo assai di Corteccia, uno dei 16 brani stampati nella popolare raccolta di canzoni villanesche alla napolitana di Adrian Willaert a Venezia nel 1544/1545. (Cardamone 1978). Come suggerisce il nome di questo genere laico, la villanesca era un pezzo semplice, omofonico, facilmente cantabile anche da dilettanti, e quindi presumibilmente a un livello che gli studenti islandesi, lontani dai centri culturali europei, erano in grado di gestire.

Eppure, la storia del viaggio di questa canzone italiana in Islanda è più complicata di così. Nel cuore luterano della Sassonia e della Turingia a partire dal 1570, come ha dimostrato Stephen Rose, Pastori ed insegnanti erano disgustati dai testi erotici delle villanelle e dei madrigali italiani, ma non potevano resistere alle qualità cantabili del repertorio. Cercando di purificare questi ambienti sostituendo i testi italiani con parole devozionali e austere, speravano di creare brani moralmente edificanti adatti agli studenti (Rose 2016). La prima di queste raccolte, Cantiones suavissimae, stampata a Erfurt da Georg Baumann nel 1576, conteneva i cosiddetti ‘contrafactum’ di canzoni italiane, a cura del cantor Leonhart Schröter di Magdeburgo con testi in latino del maestro di Mühlhausen Ludwig Helmbold. Il numero 19 in questa antologia è la villanella di Corteccia, impostata su un contrafactum latino (Esse bonum licet) che incoraggia il cantante/ascoltatore ad adottare immediatamente una vita virtuosa. È questo testo che appare alla parte del basso della villanella di Corteccia nel Rask 98, in una traduzione anonima in islandese. In parte si legge: “se pensi: ‘più tardi, più tardi ho deciso di iniziare la mia nuova vita’, la tua breve vita e il tuo destino turbato saranno noti a tutti gli uomini, ma se pensi: ‘finalmente, finalmente con l’aiuto di Dio renderò la mia vita migliore’, vivrai più a lungo e troverai sempre la fortuna”.

Diverse caratteristiche del Rask 98 suggeriscono che questo manoscritto è stato scritto a Skálholt, la cattedrale della diocesi del sud dell’Islanda e sede di una scuola di latino di circa 24 studenti divisa in due classi. Tra i contenuti del Rask 98 vi sono brani noti solo da un altro manoscritto, scritto quasi un secolo prima dallo stesso vescovo di Skálholt; esso contiene anche inni noti per essere stati ancora nel repertorio della Schola della Cattedrale nel XVIII Secolo. Inoltre, contiene anche parti di tenore e/o basso di Paul Hofhaimer, Ludwig Senfl, Jacobus Clemens non Papa e Corteccia, nonché la celebre ‘Susanne un jour’ e alcuni brani tratti dal salterio Buchanan, un volume di parafrasi di salmi latini in metri classici dell’umanista scozzese George Buchanan, che si ispira alle Odi omofoniche a quattro parti del cantore di Rostock Statius Olthof (Widmann 1889). Mentre il trascrittore del Rask 98 non copiò le parti di soprano e contralto, l’evidenza suggerisce che il canto a quattro parti fu praticato alla scuola di Skálholt dalla seconda metà del XVI secolo. Uno dei direttori della scuola, Erasmus Villatsson (1520-1591 circa), nacque in Danimarca e vi studiò prima di trasferirsi in Islanda. Il cronista Jón Halldórsson scrive nel suo ‘Chronicle of the School-Masters at Skálholt’ del 1719 che Villatsson fu ‘un cantante eccezionale, il primo ad usare in Islanda il Discanto e questo tipo di canto. Molti dei suoi discepoli erano anche dei bravi cantanti’. (Halldórsson 1916-18, 16; Guðmundsson 2000, 159). Il termine ‘discanto’ sembra essere usato qui per riferirsi alla musica a quattro parti in senso generale; è anche usato in tre manoscritti islandesi nel suo significato più comune, per designare la parte più alta della polifonia a quattro voci. Non sarebbe sorprendente se Villatsson, l’insegnante che ha introdotto il discanto agli islandesi, avesse portato con sé una manciata di stampe musicali recenti quando arrivò dalla Danimarca per assumere il suo nuovo incarico alla scuola di latino di Skálholt.

Ma Villatsson ricoprì l’incarico di maestro solo dal 1561 al 1564; divenne poi sacerdote in una delle parrocchie più ambite della diocesi, e successivamente sposò la figlia del vescovo. Sembra improbabile che sia stato lui a riportare in Islanda il libro di Erfurt del 1576, dato che non è noto che abbia fatto altri viaggi nel continente. Ma l’Islanda era in contatto frequente con la Germania e la Danimarca, e diversi nativi sono noti per aver studiato nelle università tedesche nell’ultimo quarto del XVI secolo. Ad esempio, Oddur Stefánsson studiò a Copenhagen e Rostock nel 1583-90 circa e prese subito il posto di maestro a Skálholt al suo ritorno sull’isola. Era considerato uno dei sacerdoti più colti d’Islanda, e una fonte riferisce che suo nipote passò un anno con lui dopo aver completato la scuola di Skálholt, ‘per studiare canto’ (Benediktsson 1909-15, 536). Altri due maestri di scuola erano noti per la loro ottima conoscenza della musica: Gísli Guðbrandsson (maestro nel 1583-85) e Sigurður Stefánsson (maestro nel 1595), ma non si sa dove abbiano frequentato l’università (presumibilmente in Germania e/o Danimarca). Ognuno dei tre sacerdoti, studiosi e cantanti sopra citati avrebbe potuto facilmente riportare un volume di villanelle italiane edite per le scuole tedesche. Devono poi essersi messi a lavorare alla traduzione dei testi per farli conoscere ai loro studenti islandesi, oppure avvalersi dell’aiuto di un loro collega di scuola. I lunghi viaggi della canzona di Corteccia ricordano sia la forte influenza della cultura italiana nell’Europa del Cinquecento, sia il fatto che la musica ha viaggiato in lungo e in largo – in questo caso dall’Italia alla Germania e fino all’estremo nord, ai confini del mondo.

La versione islandese di Vera mátt góður ha goduto di una rinascita inaspettata e insolita nel XX secolo. Il contenuto del Rask 98 fu pubblicato per la prima volta nel 1906-09, in un pesante tomo (quasi 1000 pagine) intitolato “Canzoni popolari islandesi” (Íslenzk þjóðlög), che contiene trascrizioni di canti volgari del sacerdote e compositore Bjarni Þorsteinsson e dei suoi colleghi, nonché le sue trascrizioni di musica da vecchi manoscritti islandesi. Trascrisse Vera mátt góður in tempo ternario (mentre l’originale è in tempo binario) e l’ha descritto come ‘una specie di assolo del basso, e quindi molto diverso dalle altre canzoni di questo libro’ (Þorsteinsson 1906-09, 281). Scrivendo durantegli ultimi anni in cui l’Islanda era parte della corona danese (indipendenza ottenuta nel 1918), Þorsteinsson ha sottolineato che anche se il Rask 98 conteneva ‘canzoni straniere’, secondo il suo frontespizio, esse avevano ‘vissuto con il paese per centinaia di anni e quindi meritavano di essere chiamate islandesi’ (Þorsteinsson 1906-09, 207). Nella sua versione in tempo ternario, Vera mátt góður è stata inclusa in un volume del 1960 di canzoni popolari islandesi arrangiate per voce e pianoforte dal pianista austriaco Ferdinand Rauter, ed è stata pubblicata nel 1978 all’interno di un famoso LP di canzoni popolari islandesi eseguite dalla band rock/folk progressiva Þursaflokkurinn (‘Lo Stormo dei Trolls’), dove è stata eseguita come ‘assolo deli basso’, proprio come Þorsteinsson aveva sancito nel suo volume (Lund 1960; Hinn íslenzki Þursaflokkur 1978). Da allora è apparsa in diversi altri album, tra cui un’esecuzione del cantante folk danese-svedese Hanne Juul (Juul 1993), nonché in arrangiamenti strumentali e corali di compositori islandesi. In Islanda, la storia della canzone di Corteccia del 1545 sembra essere una saga in corso.

Articolo tradotto in Italiano da Andrea Angelini

Sorgenti Citate

Benediktsson, Bogi. 1909–15. Sýslumannaæfir, vol. 4. Reykjavík, n.p.
Cardamone, Donna G., ed. 1978. Canzone villanesche alla napolitana and villotte, Recent Researches in the Music of the Renaissance 30. Madison: A–R Editions.
Guðmundsson, Guðlaugur R. 2000. Skólalíf: Starf og siðir í latínuskólunum á Íslandi, 1552–1846. Reykjavík: IÐNÚ.
Halldórsson, Jón. 1916–18. Skólameistarasögur. Reykjavík: Sögufélag.
Hinn íslenzki Þursaflokkur. 1978. Hinn íslenzki Þursaflokkur (album). Reykjavík: Fálkinn.
Hjelmslev, Louis. 1941. Breve fra og til Rasmus Rask vol. 1. Copenhagen: Munksgaard.
Jónsson, Már. 1998. Árni Magnússon – ævisaga. Reykjavík: Mál og menning.
Juul, Hanne. 1993. Hanne Juul (album). Uddevalla: Liphone.
Lund, Engel. Íslenzk þjóðlög valin og búin til prentunar af Engel Lund (arr. Ferdinand Rauter). Reykjavík: Almenna bókafélagið.

Similar Posts

One thought on “Una Villanella fiorentina in viaggio verso nord: Un caso di studio di trasmissione musicale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: