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La Vita Corale nel Mondo: il Volo Interrotto…

La vita corale nel mondo: il volo interrotto…

Il 2020 passerà alla storia come un anno senza precedenti, incomparabile in termini di un improvviso cambiamento nello stile di vita. C’è la forte sensazione che siamo diventati gli eroi di un’opera fantasy, è incredibile ciò che ci sta accadendo: confini chiusi, separazione delle persone, restringimento del campo culturale allo schermo di un telefono cellulare o di un computer. Neanche gli sceneggiatori più fantasiosi sarebbero arrivati a tanto.

Il coronavirus ha cancellato gran parte degli eventi della stagione 2019/2020. Eppure, molti successi dell’autunno e dell’inverno passati si sono rivelati assai importanti e il loro impatto emotivo e artistico è ancora presente nonostante tutti i cataclismi della vita. Proviamo ad unire le due metà della stagione divise in “prima” e “dopo” l’annuncio della pandemia.

La stagione 2019/2020 dà la sensazione di un volo interrotto al suo apice.

L’inizio dell’anno è stato molto ricco di eventi di portata internazionale; in Europa si sono svolti numerosi Festival e Concorsi internazionali; citiamone alcuni: On Stage organizzato da Interkultur a Lisbona (Portogallo) e a Praga (Repubblica Ceca), 11° Festival internazionale dei Cori e delle Orchestre di Cracovia (Polonia), 19° Eurotreff 2019, Wolfenbüttel (Germania), 9° International Competition for Young Conductors, Versailles (Francia), 15° International Choir Contest Flanders a Genk (Belgio), 8° Canta al Mar International Choral Festival, Calella, Barcelona (Spagna), Dubrovnik International Choir Festival & Competition (Croazia), Festival internazionale Chor.com a Hannover (Germania), Young Prague Festival, Praga (Repubblica Ceca), 37th International Choral Festival of Karditsa (Grecia), International Advent Singing Festival Vienna 2019 (Austria), International Festival of Advent and Christmas Music, Bratislava (Slovacchia), il Concorso Internazionale per Direttori di Coro “Romano Gandolfi” a Parma (Italia) e tantissimi altri.

Anche il mondo corale extra EU è stato ricco di eventi importanti tra i quali International Choir Festival Corearte Argentina 2019, Córdoba (Argentina), International Choir Festival Corearte Brazil 2019, Caxias do Sul (Brasile), 4° International Choir Festival “In Anticipation of Chrismas a San Pietroburgo (Russia), XV Tevlin Festival Corale Internazionale d’Autunno a Mosca (Russia), Corsham Winter School United Kingdom, Voices Without Borders International Festival Choir, Northern Michigan (USA).

In marzo 2020 stavano per partire in tutto il mondo vari festival e concorsi corali nonché le prime di diverse opere, ma improvvisamente tutto e ovunque finì. Ci fu il passaggio involontario ma indicativo dalla vita vera a quella virtuale. I musicisti di tutto il mondo (e non solo accademici) si sono trovati nella strana situazione di divieto quasi assoluto di svolgere la propria professione. I teatri, cori, orchestre e società filarmoniche hanno cercato con incredibili sforzi di rimanere a galla, di mantenere il contatto con il pubblico. La situazione di criticità in cui si è trovato tutto il mondo ha mutato profondamente la quotidianità di tutti, costretti in casa per contrastare l’emergenza. Anche il mondo corale ha accusato il colpo, cantanti e direttori hanno pagato un prezzo enorme obbligati ad annullare esibizioni ed attività concertistiche con danni economici e morali inquantificabili.

Con l’insorgenza insidiosa e, ovviamente, imprevista del Covid-19, la seconda metà della stagione 2019/2020 del mondo corale, teatrale e concertistica si è rivelata da circa metà marzo irrimediabilmente perduta. Il settore culturale non ha avuto altra scelta che andare online presentando contenuti video precedentemente registrati o proponendo trasmissioni dal vivo attraverso Internet dai palcoscenici senza pubblico in sala. Entrambi però sono palliativi; tali misure non potranno mai sostituire l’arte viva poiché lo schermo rimane sempre una sorta di “muro” e non consente la circolazione dell’energia viva tra palcoscenico e pubblico.

I più colpiti durante l’emergenza sanitaria sono stati proprio i cori che sono stati praticamente annientati. I cori sono formazioni numerose e sono penalizzati dal divieto dell’esibizione collettiva, i coristi inoltre difficilmente possono cantare con la mascherina. Tuttavia, la coralità sa esprimere la sua forza, determinazione e creatività; in molti si sono inventati nuovi mezzi per fare coro: social, videochiamate, videoconferenze, webinar, esecuzioni corali montate digitalmente.

Il periodo di lockdown ha dato un grande impulso allo sviluppo del virtual choir. Il concetto del coro virtuale non è una novità assoluta in quanto era stato introdotto dal compositore e direttore americano Eric Whitacre nel 2009: dal marzo 2020 è diventato ovunque molto popolare poiché rappresentava l’unico modo di cantare. Il coro virtuale realizza un vero coro riunendo cantanti dislocati in varie località in un modo nuovo con l’ausilio della tecnologia. I singoli cantanti registrano e caricano i loro video che vengono poi sincronizzati e combinati in una singola performance per creare l’omologo virtuale.
L’esperienza però ha dimostrato che il coro virtuale è comunque un surrogato e che dà solo l’opportunità di mantenere i contatti sociali. Le possibilità tecnologiche della rete e dei software a disposizione rendono impossibile lo svolgimento delle prove assieme contemporaneamente perché introducono una latenza del suono di circa mezzo secondo o più, rendendo impossibile la sincronizzazione. E’ tuttavia possibile trarre dei temporanei risvolti positivi dalla pratica corale online: la possibilità della prova incentrata sul lavoro individuale con un singolo corista, la creazione di nuovi metodi d’insegnamento, l’agevolazione dell’insegnamento teorico.

Dopo diversi mesi di pausa, da giugno 2020, è ripresa in tutti i paesi una lenta apertura dei luoghi culturali al pubblico, anche se tra le attività ancora penalizzate dal coronavirus sono rimasti proprio i cori. Tuttora le prove sono difficoltose, i concerti vengono annullati, mancano i fondi per l’affitto di sedi a norma. In questa situazione molti cori rischiano di scomparire. Tanti gruppi corali (maschili, femminili, misti, adulti e voci bianche, cori giovanili, parrocchiali, scolastici) sono in attesa di sapere quando e soprattutto come potranno riprendere l’attività tra prove e concerti con l’obbligo del distanziamento da rispettare, in quanto un coro è per sua natura un assembramento.

La quintessenza della vita corale nel mondo post emergenza è: “I cori combattono per la sopravvivenza”. In attesa delle nuove regole e approfittando dell’estate alcuni gruppi hanno cominciato a provare all’aperto. Le prove nei luoghi chiusi sono difficili, in quanto pochi cori dispongono di locali che consentono di cantare secondo le vigenti regole di distanziamento; all’interno si svolgono solo le prove con pochi partecipanti, ad esempio a singole sezioni.

Un altro grande problema è quello economico; la maggior parte dei cori sono infatti realtà amatoriali, che spesso si autofinanziano con grandi sacrifici. Con l’attività ferma e senza le spese delle manifestazioni e delle trasferte le associazioni corali riescono ancora a sopravvivere grazie alle quote sociali ma se la sospensione sarà prolungata si prospetta una ripresa complicata anche a livello psicologico.
Ancora maggiore incertezza riguarda i cori scolastici in quanto legati alle normative specifiche per le scuole. Nella maggior parte dei paesi non è chiaro come inizierà il nuovo anno scolastico, in alcuni Land della Germania c’è il divieto assoluto di canto in ambienti chiusi, oggetto di aspre critiche da parte delle associazioni corali del Paese. In Russia il decreto del Comitato Sanitario, emanato alla fine di luglio, prescrive la distanza minima tra i cantori di 4 metri e per i brani corali nelle opere liriche c’è una proposta di tagliare l’intera scena.

Nonostante queste prescrizioni, il mondo corale ha cominciato a muoversi. La situazione migliore si presenta per i cori parrocchiali che hanno ricominciato a cantare durante le funzioni in piccoli gruppi. Anche i teatri lirici, compreso i cori professionali, hanno il permesso di riprendere le attività soprattutto all’aperto, rispettando le regole sanitarie. In molti stati europei nonché nell’Est Europa ed in alcuni stati americani, del Canada e del resto del mondo, il pubblico ha avuto di nuovo la possibilità di assistere a manifestazioni musicali.

Oggi gli amanti dei teatri di tutto il mondo sono in attesa della stagione 2020/2021. Nella maggior parte dei casi l’apertura è attesa per autunno ma diversi teatri, per esempio il «Metropolitan Opera» di New York ha già annunciato che la stagione aprirà solo il 31 dicembre 2020 con un concerto di gala speciale. Le previsioni per l’apertura della nuova stagione nei tempi consueti per i teatri russi e le sale da concerto sono piuttosto ottimistiche ed i piani per la stagione 2020/2021 sono stati annunciati anche dalla Wigmore Hall di Londra.

Per quanto riguarda i Festival e i Concorsi Corali Internazionali, è stato comunicato lo svolgimento nel 2021 nella provincia belga delle Fiandre del World Choir Games, il più importante Incontro corale negli ultimi decenni che si riunisce ogni due anni in diverse parti del mondo per l’esibizione di gruppi ed esperti di coro provenienti da oltre 100 paesi. Anche l’European Choral Association ha programmato l’Europa Cantat Festival in luglio 2021 a Ljubljana (Slovenia). Il Deutscher Chorverband ha confermato in settembre 2021 lo svolgimento del Vokalmusikfestival “Chor.com”, un importante incontro corale europeo con oltre 30 concerti e 180 laboratori.

Quali sono le aspettative per il futuro della musica corale nel mondo?

I concerti corali saranno gli ultimi a riprendersi dopo la fine dello stato di emergenza; Cori e Direttori si sono rivelati oggi tra i soggetti più vulnerabili. In questo momento il mondo della cultura sta pagando le conseguenze in seguito della pausa forzata; nel Regno Unito, ad esempio, molte organizzazioni di concerti sono sull’orlo del fallimento. Non solo le piccole istituzioni sono state gravemente danneggiate durante la quarantena ma anche importanti enti come il Covent Garden e la Albert Hall. Nonostante la grave situazione gli europei si stanno preparando per l’apertura della stagione. Non solo il repertorio ma anche il piano finanziario anticrisi devono essere ripensati. Nelle nuove realtà i teatri e tutto il mondo musicale e corale dovranno sopravvivere con un tasso di occupazione delle sale del 30-50%. È chiaro che se anche la situazione tornasse presto alla normalità ci vorranno anni per ripristinare l’economia delle istituzioni culturali. Bisognerà trovare qualche modello flessibile nella formazione del repertorio e dei concerti per poter lavorare in condizioni nuove senza perdere il pubblico.

Al momento c’è la speranza che la stagione 2020/2021 ricominci nel mondo reale e non virtuale e che si ritorni alla vita normale, compresa quella musicale, con la certezza che la musica deva reinventarsi: ogni grande crisi apre nuovi scenari.

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