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Minori (Sa) e i Canti di Passione: Il tono “e vascio” e il tono “e ncoppa”

La tradizione dei Battenti è testimoniata a Minori già dal XIV secolo. Vestiti di bianco e cinti da una rozza corda di canapa, mentre un cappuccio copre il loro volto, tramandano oralmente il canto la cui caratteristica si lega alla differenza del tono che per tale motivo è stato denominato in tono “e vascie“ (di sotto) e tono “e ncoppe” (di sopra). Tale distinzione nasce dalla presenza di due confraternite attive sul territorio che si alternavano nell’armonizzazione dei canti della settimana santa: il giovedì sera, l’ Arciconfraternita del SS. Sacramento dava inizio ai riti della morte e passione di Cristo intonando il “Ton’ e vascie” (di sotto) , definizione data dal fatto che la congrega fosse ubicata “abbasc’” ossia in pianura; il Venerdì mattina, invece, spettava all’Arciconfraternita del SS. Rosario di Villa Amena continuare i canti in “Ton’ e ncoppe” (di sopra), caratteristica della zona collinare di Minori dove appunto risiede la cappella della Madonna del Rosario. Oggi entrambi i toni sono eseguiti dall’ Arciconfraternita del SS. Sacramento perché quella del SS. Rosario non è più attiva da molti decenni. Il canto viene eseguito su testi indigeni che si rifanno alle ultime ore di vita e alla Passione di Gesù, suddivisi in 14 stazioni ciascuna delle quali presenta due strofe. Oltre alle stazioni della Via crucis e ad una parte introduttiva di 5 strofe, i battenti quando entrano nelle varie Chiese che visitano durante il Giovedì Santo sera e il Venerdì Santo mattina, cantano i cosiddetti canti “e dint a Chiesa” cioè canti che si eseguono non per strada ma esclusivamente nelle chiese. Durante le processioni del giovedì sera e del venerdì mattina i battenti cantano, dunque, le stazioni della Via Crucis fermandosi in posti prestabiliti e disponendosi in modo particolare: si formano 3 cerchi (i cosiddetti “tornelli”) dove nel primo di essi sono presenti i battenti cantori che intonano la “parte” (la strofa), nel secondo ci sono quelli che rispondono e che quindi considerati con alcune doti vocali e nel terzo cerchio, invece, confluiscono tutti gli altri battenti (“farrone”). Nel secondo cerchio sono presenti anche quelli che sono “solisti” cantando la cosiddetta “terza” cioè il terzo rigo della strofa che si esegue da solista. Un altro canto interessante è senza dubbio il “Pianto di Maria”, che si esegue all’uscita dalle Chiese e che racconta con piccole strofe, chiare e coincise, il percorso della Madonna che fa per accompagnare Gesù dalla condanna alla morte. Quando si entra in chiesa, prima di cantare le parti “e dint a Chiesa” si intona il popolare e famoso “Perdono mio Dio” scritto presumibilmente da Sant’Alfonso Maria dei Liguori.

il paese di Minori illuminato con sole fiaccole e lumini la sera del Venerdì santo

Dal punto di vista musicale i due Toni si innestano nel vasto repertorio della musica extra liturgica custodita proprio dalle Congreghe a partire già dagli inizi del 1500. Nel nostro specifico dal punto di vista melodico il Tono “e vascio” (che si esegue il Giovedì Santo sera) ha come nota d’intonazione il Fa# concludendosi su un Sol#. «Se pensiamo di trasportare il tutto un semitono sotto avremo come finalis Sol rinviando così ad un protus trasposto, gamma che prevede il costante impiego del Sib e la possibile presenza del Mib» (da un lavoro svolto da Antonello Mercurio proprio sui canti di passione di Minori); dal punto di vista armonico abbiamo verticalità per 4-6 e per 3-5 con la possibile presenza in alcuni punti di un ritardo 7-6.  Il Tono “e ncoppa” (che si esegue i Venerdì Santo mattina) appare meno complesso e ha come nota d’intonazione il La. Se noi trasponiamo una quinta sotto, il pitch diventa Re. «Il motivo della trasposizione una quinta sotto nasce dalla necessità di ricollocare le arcate melodiche di questo canto nell’ambito di quello che sembra evocare il suo tono originario. Secondo il paradigma analitico, esso richiama caratteristiche acustiche imparentabili al I tuono (o protus), tono che i confratelli cantori – per esigenze intonative – preferiscono cantare una quinta sopra» (da un lavoro svolto da Antonello Mercurio proprio sui canti di passione di Minori); dal punto vista armonico anche qui riscontriamo verticalità 4-6 e 3-5 con la presenza in alcuni punti di armonie 5-7. Dal punto di vista cadenzale, nei due Toni non sono presenti cadenze perfette o chiusure con accordi completi ma possiamo riscontare “condotte cadenzali” con chiusure formate da consonanze imperfette e nello specifico da intervalli di sesta.  Nell’ambito della cultura tradizionale la festa della Settimana Santa è senza dubbio uno dei cardini dell’organizzazione collettiva del calendario annuale. Essa costituisce un periodo in cui ha luogo una sequenza di eventi rituali che riguardano gli “eventi mitici” alla base della struttura religiosa della società. Rituali che hanno la loro massima espressione appunto nel canto polivocale e nello specifico nell’uso della tecnica del falsobordone (armonizzazione polifonica del cantus firmus per mezzo di accordi di tre suoni) e così come Ignazio Macchiarella ci dice: «Nella musica religiosa era considerato il simbolo del concetto di austerità applicata alla polifoni elaborata dai padri del Concilio di Trento: semplicità di sovrapposizione delle voci, un senso di solennità garantito dagli accordi e una comprensione totale del testo».

L’itinerario processionale del Giovedì sera e del Venerdì mattina prevede la partenza dalla sede dell’Arciconfraternita e le varie tappe oltre che per il paese anche nelle chiese delle frazioni di Torre e Villa Amena e poi ovviamente in Basilica. Dopo aver concluso questo “abbraccio” al paese si fa ritorno in Arciconfraternita.

Di particolare interesse è anche la processione del Cristo morto che si svolge il Venerdì Santo sera dove l’intero paese di Minori è illuminato dalla sola luce di fiaccole e lumini e in cui si intona il canto “Sento l’amaro pianto” scritto dall’amalfitano Antonio Tirabassi.

Il canto dei battenti è stato oggetto di studio e interesse da parte di molti musicologi anche di fama internazionale. Basta pensare all’incontro avuto proprio presso la sede di Minori con Roberto De Simone e il 30 marzo 2010 il Canto dei Battenti è stato dichiarato Patrimonio Storico Culturale della Città e Bene Demoetnoantropologico Immateriale  MIBAC.

Nel 2016 è stato anche oggetto di studio da parte del Dipartimento di Etnomusicologia del Conservatorio statale di Musica “Martucci” di Salerno confluito nel 2018 nella pubblicazione del libro “Sul Golgota a spirar” a cura dei maestri Pasquale Scialò e Francesca Seller in cui convergono anche saggi e testimonianze di compositori, scrittori, storici e studiosi della materia.

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