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Cantare nei luoghi natali dei grandi compositori del passato è un’esperienza che potrebbe non capitare spesso nella vita. Quando ANDCI propose questa iniziativa non ci pensai due volte: accolsi l’invito a cantare Giovanni Pierluigi nel luogo dove nacque cinquecento anni fa con un entusiasmo che feci fatica a contenere, tanto che per mesi attesi il fine settimana del 12 e 13 aprile, in cui avrei potuto concedermi una full immersion nel contrappunto palestriniano.  Cantiamo a casa di… Giovanni Pierluigi da Palestrina

L’iniziativa, giunta alla sua quarta edizione dopo Gesualdo, Marenzio e il Laudario di Cortona, è stata inserita nel ricco programma di eventi organizzato dalla Fondazione Giovanni Pierluigi da Palestrina per il cinquecentenario della nascita. Il coro di direttori, che contava ben 46 elementi, è stato guidato dal M° Maurizio Sacquegna, che ha saputo ben dosare momenti di studio approfondito a momenti più faceti, senza mai perdere la consapevolezza che ci trovassimo a provare nella casa natale del compositore. Ospiti della Fondazione Giovanni Pierluigi da Palestrina nella figura del Presidente Marco Angelini, abbiamo avuto l’opportunità di visitare integralmente la dimora: oltre alla mostra biografica, all’interno della quale siamo stati immersi per l’intera durata delle prove, abbiamo potuto ammirare la biblioteca, che in totale conta diecimila volumi e due ritratti originali del Palestrina del Cinquecento.

Cattedrale di Sant’Agapito – Palestrina
Concerto del coro dei Direttori ANDCI
Direttore Maurizio Sacquegna

Trait d’union delle due giornate è stata la serata di sabato, in cui abbiamo assistito al concerto dei Cantori della Resurrezione, diretti dal M° Fabio Fresi, che hanno proposto una selezione del repertorio sacro e profano di Palestrina, (Regina Coeli, Ad te levavi, Nos autem gloriari, Dies sanctificatus, La cruda mia nemica, I vaghi fiori) seguito da alcuni brani della seconda metà del Novecento (Ave Maria di Trond Kverno, O Magnum mysterium di Ivo Antognini, O radiant dawn di James MacMillan, O lux beatissima di Howard Helvey) e da canti della tradizione sarda (Rosario di Ghilarza di Antonio Sanna, Su Babbu nostu di L. Lai nell’arrangiamento di Fabio Fresi, Dillu di Fabio Fresi).

Domenica delle Palme: finalmente arriva il momento del concerto, tenutosi nella Cattedrale di Sant’Agapito. Il programma, interamente scelto dal repertorio sacro del Pierluigi, si apre con il mottetto Pueri Hebraeorum. L’incipit del brano, così luminoso, ci proietta fin da subito nell’atmosfera festosa e solenne descritta nel testo tratto dall’antifona recitata in occasione della Domenica delle Palme, in cui i fanciulli ebrei, recando rami di ulivo, vanno incontro al Signore, acclamando; al primo verso, in stile imitativo, che quasi sembra evocare i bambini che, in ordine sparso, si recano ad accogliere il Signore, segue un andamento omoritmico, che sottolinea in maniera chiara il verso portantes ramos olivarum (mi sono davvero figurata i bambini impegnati a portare il ramo d’ulivo tutti insieme); la sezione obviaverunt Domino, condotta in forma quasi responsoriale, porta in protus, cambio di colore riservato al momento dell’acclamare, cui segue il finale, nuovamente in tritus: Hosanna in excelsis.

Nel mottetto Ego sum Panis, Palestrina ha saputo davvero esaltare le parole dedicate al sacramento dell’Eucarestia. La prima sezione si apre con una linea discendente su Ego sum cui segue uno slancio su panis vivus, rappresentando in musica l’idea di Gesù che si offre ai fedeli per portarli in alto insieme a lui attraverso la fede; la sezione patres vestri ha quasi un carattere più intimo, con andamento più lineare e disteso; contrasta con questo carattere la sezione successiva Hic est panis, che trova il suo massimo slancio nell’ampio salto di ottava su de coelo.

La Missa Aeterna Christi munera appartiene al Liber Quintus Missarum, composto nel 1590 e dedicato al Duca Guglielmo V di Baviera. L’intera messa è elaborata sul tema gregoriano dell’Inno per il Mattutino degli Apostoli ed Evangelisti: Aeterna Christi munera, Apostolorum gloriam, Laudes canentes debitas, Laetis canamus mentibus (Intonando le lodi dovute, celebriamo con animo lieto i doni eterni di Cristo e la gloria degli apostoli). In maniera evidente possiamo riconoscere nel Kyrie il tema gregoriano che Palestrina ha poi sapientemente elaborato in un intreccio polifonico chiaro e privo di orpelli, con il quale ha contribuito a “salvare” il contrappunto imitativo in un momento così delicato di riforma all’interno della Chiesa.

Come ricordato dal M° Sacquegna, Palestrina è stato il più grande interprete dei dettami del Concilio di Trento, avendo avuto la capacità di dosare sapientemente l’utilizzo del contrappunto con la necessità dell’intelligibilità della parola; a testimonianza di quanto fosse stimato ed apprezzato dai suoi contemporanei, accadeva spesso che nelle pubblicazioni ci fossero composizioni non scritte da Palestrina: è il caso di Tristis est anima mea, pubblicato sotto il nome di Palestrina, ma composto da Marc’Antonio Ingegneri. Compositore veronese, fu attivo principalmente a Cremona, dove ricoprì l’incarico di maestro di cappella della cattedrale. Il brano, il cui testo è tratto dai responsori del giovedì Santo, segue la forma del responsorio polifonico: la prima sezione Tristis est anima mea usque ad mortem è condotta in stile imitativo, cui segue un andamento omoritmico nel momento in cui Gesù si rivolge agli astanti; il Vos fugam capietis, conduce, attraverso uno stile fugato, al versetto, in cui viene messa in risalto la chiarezza e l’eleganza di scrittura; conclude il responsorio la ripetizione della sezione Vos fugam capietis, attraverso una conduzione delle parti che richiama all’orecchio alcuni tra i finali più celebri dei mottetti di Palestrina.

Il concerto si conclude con il mottetto Super flumina Babylonis, che narra la tragedia vissuta dal popolo ebraico durante la distruzione di Gerusalemme nel 586 a.C. Rispetto al resto del repertorio proposto, la composizione evidenzia alcuni elementi di originalità: è l’unico brano in modo minore e presenta un  andamento più fluido e unitario tra una sezione e l’altra, proprio come i fiumi di Babilonia e le inarrestabili lacrime di pianto; nel finale della prima sezione il modo non viene esplicitato, cosicché si crea un effetto di sorpresa immediata all’inizio della nuova sezione, dove il modo diventa maggiore, mentre sul flevimus la sezione termina con una cadenza frigia, a preannunciare l’atto di appendere le cetre ai salici; non a caso proprio l’ultima sezione termina con una cadenza sospesa, creando una tensione di una bellezza che fatico a spiegare a parole.

Credo che non dimenticherò l’emozione e il brivido su per la schiena nel pronunciare l’ultimo “suspendimus organa nostra”; è stato bello ritrovare visi conosciuti e conoscerne di nuovi. E allora Cantiamo a casa di… chi sarà il prossimo? Ciò che potrebbe accadere una volta nella vita, potrebbe in realtà diventare una piacevole abitudine. Aspettiamo la quinta edizione!

Cantiamo a casa di… Giovanni Pierluigi da Palestrina

About Post Author

Silvia Vignolo

Silvia Vignolo si diploma in pianoforte con Claudio Proietti, studiando contestualmente composizione con Carlo Galante ed ottenendo il compimento medio; prosegue il percorso pianistico, studiando presso l’Accademia Musicale di Pinerolo sotto la guida dei pianisti Pietro De Maria, Andrea Lucchesini ed Enrico Stellini, conseguendo il diploma accademico di secondo livello con la votazione di 110 e lode presso il Conservatorio Paganini di Genova. Si dedica alla promozione della musica contemporanea, partecipando e collaborando alla realizzazione di lavori che valorizzino il legame tra musica, immagine e movimento; interessanti sotto questo punto di vista sono state le collaborazioni con il compositore Luca Brignole e i pittori Raimondo Sirotti e Maria Cristina Rumi. Particolarmente dedita al repertorio per trio con pianoforte, ha al suo attivo numerosi concerti e progetti insieme al NoiTrio (Francesco Bagnasco al violino e Masis Shahbazians al violoncello), tra i quali Viaggio nel mondo delle compositrici. Affascinata dalla didattica e dalle metodologie storiche, approfondisce lo studio della metodologia Dalcroze, conseguendo il Certificate of Advance Studies in Pedagogia Jaques Dalcroze presso l’Haute école de Musique di Ginevra. Lavora quotidianamente con la vocalità infantile, scrivendo e adattando brani per i suoi alunni di scuola primaria e collaborando in qualità di arrangiatrice e pianista del Piccolo Coro Anna e Aldo Faldi della scuola di musica Pucciarelli di Lavagna (Ge), dove è insegnante di pianoforte e propedeutica musicale.
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