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Dopo i recenti successi al 22° Concorso Internazionale di Composizione Corale “Seghizzi 2024” di Gorizia nel quale ha conquistato il primo posto con “A Christmas Carol” e il secondo posto con “Luna d’argento”, siamo felici di intervistare il maestro Roberto Berzero.

Come è nata la tua passione per la musica corale e quali sono stati gli autori che ti hanno ispirato?

La mia passione è nata casualmente dopo il diploma di pianoforte. Dalla parrocchia chiesero aiuto per preparare il coro per l’animazione liturgica e, già dalla prima prova, mi si è spalancato un mondo fino ad allora esplorato solo in parte. Oltre al consueto repertorio liturgico mi sono subito avvicinato ai grandi maestri della musica antica del ‘400 e ‘500: Dufay, Ockeghem, Desprez.

In che modo la tua formazione e le tue esperienze personali hanno influenzato il tuo stile compositivo?

Studiavo pianoforte classico e pianoforte jazz con il Maestro Franco D’Andrea. Ero innamorato della musica jazz ma anche dalla musica rock progressive degli straordinari Gentle Giant, in particolare dall’album “Octupus” dentro il quale troviamo di tutto, dal canto corale alla musica antica, dal moderno al progressivo e che ritengo ancora oggi molto attuale. Tutto questo ispira il mio stile compositivo nel quale sposo volentieri l’antico al moderno sia da un punto di vista ritmico (polimetria, multimetria) che armonico con quella che viene definita “tonalità allargata”.

Quali sfide hai incontrato nel comporre musica corale contemporanea e come le hai superate?

Nel comporre per coro nello stile contemporaneo mi aiuta tantissimo a risolvere le varie problematiche lo studio del contrappunto che è stato fondamentale nel mio percorso di studi. Innamorato delle polifonie quattrocentesche, sono stato attratto dai movimenti delle varie voci, e, nelle mie composizioni, ho sempre cercato la cantabilità, anche in frasi talvolta spigolose.

Quali elementi ritieni fondamentali per creare una composizione corale che riesca a coinvolgere profondamente l’ascoltatore?

Per me è molto importante che gli elementi tematici rimangano nella mente di chi canta e di chi ascolta, inoltre reputo necessario l’uso della multimetria e della polimetria, che mi consente di sottolineare l’accentuazione delle parole. Cambiare la metrica di un brano è, quindi, quasi un automatismo funzionale ad una maggiore cantabilità e non un semplice “capriccio del compositore”. Nella mia esperienza anche cori dilettanti hanno eseguito queste polimetrie senza trovare grandi difficoltà.

Nell’anno delle celebrazioni per gli 800 anni del Cantico delle Creature, si inserisce il Concorso internazionale di composizione corale indetto da Andci che ti ha visto vincitore del secondo premio con il tuo Cantico delle Creature – Mare nostrum. Puoi raccontarci come è nato questo madrigale spirituale e perché Mare Nostrum?

L’inno alla vita e la lode a Dio, espresse nel testo del Cantico delle creature, mi hanno condotto ad ideare una composizione musicale per Coro misto a cappella con una texture variegata dal punto di vista quantitativo con verticalizzazione piuttosto densa delle sei parti vocali impiegate e da quello qualitativo con particolare attenzione all’orizzontalità delle parti che alternano momenti polifonici/contrappuntistici ad altri omoritmici, provocando alternanza di intensificazione e rarefazione. Ho cercato di affiancare l’antico al moderno, la modalità alla tonalità.  Ho utilizzato una forma aperta nello stile del madrigale spirituale prestando grande attenzione al rapporto fra testo e musica. Ed è stato proprio nel momento di creare il carattere “ondulante” delle linee melodiche di questa sezione, che il mio pensiero si è rivolto al triste e difficoltoso problema del flusso migratorio originando in me il desiderio di affiancare al titolo originale quello del motto “Mare nostrum”. In scena potrebbero rimanere anche solo pochi cantori, rappresentanti gli unici fortunati ad aver trovato salvezza ed un approdo sicuro.

Sempre per ANDCI, in occasione del Campus Internazionale di Assisi del 2024, hai composto Kyrie Seraphicus: che rapporto hai con San Francesco?

Nel momento nel quale mi è stata commissionata una composizione per la Reading session al Campus Internazionale di Assisi 2024, da subito ho pensato di dedicarla all’intraprendenza di tutto lo staff dell’associazione ANDCI. Alla vitalità dell’Associazione ho voluto affiancare l’altrettanta vitalità del “folle di Dio” ricordato anche come “poverello di Assisi” ed ancor detto “Padre serafico”. Quest’ultimo appellativo viene utilizzato anche da Dante nel Canto XI del Paradiso nel quale definisce il personaggio “tutto serafico in ardore”. Stiamo parlando ovviamente di San Francesco. Venendo alla composizione in oggetto, considerato il minimo tempo a disposizione nella Reading session, ho pensato ad una composizione con un testo breve e conosciuto, ed ho cercato di dare vita, comunque, ad un brano energico e appunto vitale che ricordasse l’ardore ed il calore che hanno contraddistinto l’opera caritatevole del poverello di Assisi. 

Lo scorso dicembre hai appreso la notizia della vittoria al 22° Concorso Internazionale di composizione Corale “Seghizzi 2024” di Gorizia.  La giuria, presieduta dal Maestro Pietro Ferrario, ha assegnato a “A Christmas Carol” il primo posto con il punteggio più alto in assoluto tra le 35 composizioni in gara e il secondo posto con “Luna d’argento”: un risultato straordinario! Come è nata l’ispirazione per queste tue composizioni corali e come riesci a dare un’identità distinta a ciascun brano?

Quando il compositore ha di fronte a sé un testo da musicare, questo risulta essere fondamentale come guida per le scelte compositive che verranno effettuate. Da qui è facile dedurre che l’identità distinta di ciascun brano, risiede proprio nel testo. Un mio primo approccio al testo consiste nel leggerlo più volte e declamarlo (fingendomi attore). Interpretando in differenti modi, cerco in esso emozioni e immagini. Ciò mi permette di sottolineare e mettere in evidenza alcune parole piuttosto di altre, e questo mi conduce a immaginare alcuni probabili disegni melodici (statici piuttosto che ascendenti o discendenti o altro ancora). La parte invece riguardante gli affetti, mi accompagna ad individuare l’aspetto armonico, corrispondente a nostalgia piuttosto che a letizia, a malinconia piuttosto che all’allegria ecc… e da questi identifico le prime cellule ritmiche. Contemporaneamente rivolgo l’attenzione agli aspetti formali, approfondendo ulteriormente la tematica e gli argomenti trattati. Decido inoltre in quali parti è bene soffermarsi maggiormente tramite ripetizioni ed enfatizzazione di alcune parti del testo, rispetto ad altre che fungeranno da “ponte”. Individuati alcuni punti adatti a momenti cadenzali oppure a cambi di tonalità incomincio a delineare lo schema strutturale della composizione. Ciò detto, mi riservo però sempre una certa elasticità e disponibilità a variare in corso d’opera schemi o situazioni precedentemente elaborate.

Arrivato alla fine della composizione, definisco meglio l’eventuale introduzione già pensata e talvolta messa in “sala d’aspetto” non conoscendo ancora l’effettivo sviluppo della composizione. Questo mi permette ad esempio di realizzare l’eventuale introduzione con frammenti che verranno in seguito ripresi e/o sviluppati. A questa sorta di decalogo che ho illustrato ovviamente bisogna anteporre ed aggiungere i dettati dell’eventuale committente, Bando di Concorso, o altro ancora, i quali suggeriscono e/o obbligano a organici ben definiti, stile di scrittura, grado di difficoltà, durata, ecc.

Ed ora veniamo alle figure musicali vere e proprie: prima di prendere la matita tra le mani, solitamente mi metto al pianoforte e incomincio ad improvvisare annotando qua e là, spunti melodici, ritmici e armonici più definiti di quelli precedenti, nel tentativo di penetrare maggiormente il testo nei suoi aspetti più caratteristici e di tradurli in musica. In questo frangente, lo studio dell’improvvisazione a suo tempo rivolto al repertorio della musica jazz, mi pone nella condizione di non stancarmi mai nella ricerca di nuove idee, che in itinere, riprendo, rivedo e modifico fino al momento nel quale sono soddisfatto del lavoro. In effetti ciò non mi stanca, ma una sorta di tormento si impossessa di me, ed è quello che talvolta mi tiene sveglio fino a tarda sera, oppure (ed è ciò che preferisco) mi desta di primissimo mattino riuscendo a sopportare fino a 12 (e più) ore di lavoro nella stessa giornata. Amo comporre!

 Oltre al prestigio del primo premio ti è stato riconosciuto il “Trofeo di composizione corale Seghizzi 2024”, un’ulteriore attestazione della qualità del tuo lavoro: che progetti hai in cantiere per il 2025?

Stimolato dai vari riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, ovviamente procedo alla partecipazione in altri Concorsi sperando di dare il mio modesto ed umile apporto alla musica.

Qual è il ruolo del coro nella società moderna, secondo te?

Nel libro di storia della musica di Riccardo Allorto usato in conservatorio veniva riportata una citazione in seguito attribuita a Platone: “Volete sapere se un popolo è ben governato ed ha buoni costumi? Ascoltate la sua musica!”

In Italia dopo gli splendori della polifonia rinascimentale e i fasti del periodo barocco, l’attenzione si rivolge alla lirica. Nel mondo della lirica la fa da padrone il protagonismo, l’individualismo. Questo, a mio avviso, ci porta ad un mondo governato da solisti. A volte, scherzando con il coro, mi piace dire che le sedute del Parlamento dovrebbero aprirsi cantando tutti insieme, senza solisti.

Come vedi il futuro della musica corale e quali sviluppi ti piacerebbe vedere nel settore
Perché ci sia sviluppo nel mondo corale e strumentale sarebbe importante iniziare a fare musica molto presto, già dalla scuola materna, con interventi ben definiti e programmati dall’alto. Questo permetterebbe di giocare (come viene tradotto il fare musica in diverse lingue) già da piccoli con i suoni, con il canto, per lavorare al meglio e in sinergia con gli altri. Il gioco di squadra, il cantare in coro, aiuta a imparare dagli altri e a contribuire dando il proprio apporto al gruppo e questo sfocia in una società nella quale si sta insieme e si lavora insieme per un obiettivo comune.

About Post Author

Elia Serafini

Nata a Messina, ha conseguito la Maturità Classica presso il Liceo “La Farina” ed ha proseguito gli studi presso l'Università di Messina laureandosi in Filosofia con il massimo dei voti e la lode. Ha studiato canto  diplomandosi con il massimo dei voti presso il Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria. Ha perfezionato la tecnica vocale seguendo corsi del Maestro Walter Marzilli e Filippo Maria Bressan con il quale ha anche partecipato ai concerti del Coro Giovanile Italiano. Ha partecipato come mezzosoprano solista nella prima esecuzione moderna della serenata Tacete auree, tacete di A. Scarlatti  e come contralto solista nell’Oratorio “Maria dolorata” e nell’Oratorio “Apre l’alba con pompe odorose” di Leonardo Vinci e Contralto solista nella prima esecuzione in Italia dell’opera moderna The armed man di Karl Jenkins. Ha lavoro nell’associazione teatrale “F. Cilea” partecipando a diverse opere come artista del coro. E' stata insegnante di sostegno e attualmente insegna musica presso l'Istituto Comprensivo Toniolo di Pisa e dirige il coro d'Istituto "Voci di Corridoio".
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