
Affermato compositore romano, noto in Italia e all’estero per i numerosi riconoscimenti ottenuti in prestigiosi concorsi di composizione, Claudio Ferrara si distingue certamente nel panorama dei compositori di musica corale, per la sua giovane età e la determinazione con cui persegue la strada della ricerca e del perfezionamento stilistico. Lo abbiamo incontrato in occasione di alcuni ulteriori risultati in ambito concorsuale scoprendo come convivono in lui in modo equilibrato ed importante la composizione, la direzione di coro, la docenza della scuola e molti progetti per il futuro.
Claudio Ferrara, partiamo dai tuoi ulteriori recenti traguardi compositivi: quali risultati hai raccolto in questo 2025?
Un traguardo importante è stato il recente successo nel Concorso Internazionale di Composizione Corale FestyVocal, connesso ad una biennale di coralità amatoriale tenuta in Firminy, Francia. Il concorso è stato svolto in due fasi: durante la prima sono stati selezionati 8 compositori partecipanti da tutto il mondo sulla base del curriculum e della presentazione dei propri brani. Durante la seconda fase, a questi 8 finalisti è stato richiesto di comporre un brano specificatamente pensato per il sito Le Corbusier, l’Eglise Saint-Pierre de Firminy, dall’acustica molto particolare dato un riverbero di ben 12 secondi. Oltre a garantire l’esecuzione a ciascun finalista, l’organizzazione ha assegnato a tre vincitori un cospicuo ed uguale premio in denaro. A questo inaspettato successo si è aggiunto un terzo premio nel prestigioso concorso di musica corale sacra Musica Sacra Nova organizzato tra Polonia e Germania.
Cosa significano, per un compositore giovane come te, questi numerosi premi e riscontri positivi dei tuoi lavori?
Questi riconoscimenti in competizioni estere sono molto incoraggianti per me, in quanto rappresentano una conferma che il mio stile di scrittura possa essere riconosciuto anche al di fuori dell’Italia, e che evidentemente il mio linguaggio comunica spessore musicale a musicisti esperti che si sono formati in contesti completamente differenti dal mio. Nonostante i tanti riconoscimenti che la mia musica ha innegabilmente incassato, non faccio segreto del fatto che un numero molto maggiore di concorsi non sono andati a buon fine, cosa che è da mettere in conto quando si investe tempo, energie, aspettative nella propria musica. Ci vuole molta determinazione per perseguire la strada dei concorsi con successo: i fallimenti sono all’ordine del giorno e vanno semplicemente accolti quali occasioni di riflessione e crescita.
Ci racconti qual è, in questo momento, il tuo rapporto con la scrittura corale?
Adoro scrivere per coro: nonostante io abbia cominciato prima a comporre che a frequentare il canto corale, la musica corale mi ha stregato da quando sono entrato in contatto con il meraviglioso mondo della polifonia. Tuttavia, ultimamente sono impegnato nello studio in un altro campo compositivo, in quanto sento di avere delle lacune nella mia formazione di compositore. Attualmente mi sto impegnando, sotto la guida del Maestro neozelandese Thomas Goss, a perfezionare le mie conoscenze di orchestrazione. L’anno scorso ho incassato il mio primo premio di composizione in ambito sinfonico, e spero presto di produrre molta musica per coro e orchestra. Il mondo dell’orchestrazione è tanto complesso quanto affascinante per un compositore, anche se non potrò mai abbandonare la mia vocazione per la scrittura di musica a cappella.
Come vivi la tua esperienza personale di giovane musicista compositore?
Oggi non è per niente facile essere compositore. La figura del compositore nel mondo moderno ha perso quasi completamente l’importanza delle epoche passate. Nonostante l’enorme preparazione e competenza necessarie per potersi definire compositore professionista, la magra richiesta, soprattutto da parte del pubblico, di nuova musica “classica” fa sì che non esitano vere e proprie celebrità nel mondo della cultura generale che siano compositori, fatta eccezione per i compositori di musica da film.
Ad una riflessione attenta, ci si renderà conto che i nomi della musica classica che effettivamente giungono al grande pubblico (anche di non addetti ai lavori) sono soprattutto quelli di interpreti o di direttori d’orchestra – uno su tutto Riccardo Muti – che evidentemente smuovono l’interesse e collimano con l’attuale immaginario collettivo riguardo al panorama della musica classica. Tra questi mancano completamente compositori di musica da concerto: bisogna giungere ad un livello molto più alto di frequentazione con il mondo della musica contemporanea per poter trovare avventori capaci di fornire nomi di autori viventi.
Ci stai raccontando di come, nonostante la tua solida formazione, tu sia in costante formazione musicale. Come nutri esattamente questa tua crescita artistica?
La composizione, così come tutte le discipline musicali, ha bisogno di pratica costante: potrebbe sembrare strano che un compositore debba esercitarsi come qualsiasi altro musicista, ma a mio avviso la crescita artistica – che si esprime nel linguaggio sempre in evoluzione di un dato compositore – si basa su una ricerca musicale continua. Pertanto, più si pratica la scrittura, più ci si avvicinerà ad esprimere ai livelli più alti possibili la propria voce compositiva. Ritengo abbastanza scontata l’idea che, se potessi dedicarmi esclusivamente alla composizione, la mia produzione sarebbe di qualità molto più elevata rispetto a quello che, con pur tanti sforzi, riesco attualmente ad ottenere. Questo vale per la maggior parte degli autori contemporanei: purtroppo oggi è molto difficile per un compositore vivere esclusivamente di scrittura.
Nel mio caso, ho sempre trovato forzosamente il tempo per scrivere, ritagliandomi gli spazi necessari per poter svolgere l’attività che prediligo. Nei concorsi di composizione ho trovato una motivazione concreta, spinta anche da una ricerca di visibilità, pubblicazioni, esecuzioni, e non ultimo i premi in denaro che arrivano e che consentono di investire ulteriore tempo nella scrittura. Tuttavia si ha sempre la netta sensazione di nuotare controcorrente: il dispendio di energie è enorme a fronte di risultati che non sono mai garantiti.
Quali sono alcune tra maggiori difficoltà dei compositori contemporanei che stai vivendo in prima persona?
Personalmente, solo a seguito del mio diploma in composizione ho cominciato davvero ad esplorare il mio “io” compositivo. Questo tramite una determinata ed incessante attività di scrittura. Ritengo che sia indispensabile questo passaggio per poter formare un proprio stile, un proprio carattere, una propria identità compositiva. Purtroppo, ci sono degli ostacoli a questa condizione, in quanto trovare commissioni adeguatamente retribuite è raro, salvo a livelli di fama e carriera molto elevati. Ne consegue che un compositore contemporaneo debba nella quasi totalità dei casi affiancare altre attività alla propria vocazione principale, togliendo tempo e, inevitabilmente, esperienza e qualità alla propria produzione. Questo non accade per un violinista che suono in un’orchestra stabile, e non accade neanche per un direttore d’orchestra in carriera, anche a livelli che non siano i più alti in assoluto. Queste figure hanno quindi la possibilità di concentrarsi in modo esclusivo alla propria arte, cosa che non è concessa ad un compositore che deve, come ogni altro essere umano sulla terra, guadagnarsi da vivere.
Sei docente di Musica in ruolo presso la Scuola Secondaria di Primo grado. Come riversi la tua competenza musicale di compositore nell’ ambiente scolastico?
Nel mio nuovo ruolo di insegnante di musica presso l’I.C. Via Francesco Gentile 40 di Roma, ho immediatamente attivato un coro dell’istituto, per il quale intendo creare musica adatta alla vocalità giovanile, campo che mi ha sempre ispirato per il suo immenso valore pedagogico.
Auguriamo un buon lavoro al Maestro Ferrara, ricco di ispirazioni e di incantesimi stregati.

Vivere di musica oggi: la sfida del compositore Claudio Ferrara
