
Traduzione a cura di Deivis Herrera Uno sguardo al canto corale in Cile
Come in gran parte dell’America Latina, la musica corale giunse nel Regno del Cile nel XVI secolo insieme ai conquistatori spagnoli. Si trattava, in prevalenza, di repertorio liturgico legato alla tradizione cattolica, che trovò terreno fertile nelle principali cattedrali del Paese: Santiago, Concepción e Valdivia divennero così i centri propulsori di una cultura musicale europea trapiantata in terra sudamericana.
Nel XIX secolo, in seguito al processo di indipendenza, la produzione vocale assunse un nuovo ruolo simbolico. Gli inni patriottici divennero prevalenti, riflettendo l’identità nazionale in formazione e il contesto storico dominato da numerosi conflitti armati. Tuttavia, non mancarono eccezioni: a Valparaíso e Valdivia, ad esempio, musicisti immigrati dalla Germania iniziarono a comporre brani ispirati alla natura e alla nostalgia della terra d’origine.
La seconda metà del secolo vide l’esplosione dell’interesse per l’opera lirica, soprattutto a Santiago, grazie alla programmazione di capolavori europei nel neonato Teatro Municipale. Parallelamente, l’élite colta si cimenta nella composizione di musica sacra e profana, contribuendo a un crescente fermento artistico. Uno sguardo al canto corale in Cile
Nel primo Novecento, il panorama si arricchì grazie all’emergere del nazionalismo musicale: compositori come Pedro Humberto Allende, Alfonso Leng e Acario Cotapos diedero vita a opere corali ispirate ai paesaggi rurali cileni, alla memoria coloniale e alla poesia contemporanea. Centrale fu l’attività della Sociedad Bach, fondata dal direttore Domingo Santa Cruz, che introdusse per la prima volta in Cile il repertorio rinascimentale europeo (Victoria, Palestrina) e grandi oratori come Il Messia di Händel, La Creazione di Haydn e L’Oratorio di Natale di Bach.

Con la nascita di istituzioni accademiche come l’Università del Cile, l’Università Tecnica Statale e l’Università Australe di Valdivia, si formarono i primi cori universitari. Pionieri come Mario Baeza e Waldo Aránguiz (Santiago), Jorge Peña Hen (La Serena) e Arturo Medina (Concepción) posero le basi di un vero e proprio movimento corale nazionale, che negli anni Sessanta fece del Cile uno dei Paesi latinoamericani con il maggiore sviluppo in questo ambito.
Questo percorso virtuoso venne bruscamente interrotto dal golpe militare del 1973. Durante la dittatura, molte voci vennero silenziate. Ma con il ritorno alla democrazia, il canto corale tornò a fiorire. Figure come Guido Minoletti, Víctor Alarcón, Mauricio Cortés, Alejandro Reyes e Juan Pablo Villarroel a Santiago; Hugo Muñoz, Mirta Bustamante e Jorge Sharp nel sud; Eduardo Gajardo e Guillermo Cárdenas nel nord, furono tra i protagonisti di una rinascita artistica che riscoprì anche il repertorio della Nueva Canción Chilena, messo al bando dal regime: brani di Víctor Jara, Violeta Parra, Patricio Manns e Pedro Alarcón furono trascritti e arrangiati per coro, restituendo memoria e dignità a una parte fondamentale della cultura cilena. In questo contesto si inserisce anche l’importante pubblicazione dell’Antología Coral a cura di Winston Moya Cortés (Università del Cile, 2017), che raccoglie arrangiamenti corali di William Child su classici della musica popolare cilena, disponibile online: <https://repositorio.uchile.cl/handle/2250/146401>.
Nel XXI secolo, l’attività corale cilena ha vissuto una crescita continua. Grazie all’offerta di corsi specialistici in direzione corale e tecnica vocale, molte università — tra cui la Pontificia Università Cattolica del Cile e l’Università del Cile — formano oggi direttori e cantori di alto livello. Questi programmi accademici, oggi disponibili anche presso l’Università Alberto Hurtado, hanno favorito la nascita di numerosi cori professionali, amatoriali e istituzionali.
Accanto ai grandi ensemble professionali — come la Camerata Vocale dell’Università del Cile (dir. Juan Pablo Villarroel), il Coro Madrigalisti USACH (dir. Rodrigo Díaz) e il Coro del Teatro Municipale di Santiago (dir. Jorge Klastornick) — si è sviluppata una nuova generazione di cori indipendenti guidati da giovani direttori. Tra i più noti: il Coro da Camera di Copiapó (dir. Rodrigo Tapia Salfate), il Coro Madrigalisti di Playa Ancha (dir. Alberto Teichelman), il Coro della Corporazione Sinfonica di Concepción (dir. Felipe Flores), e Sortilegio Vocal Ensamble (dir. Andy Williams). A Santiago spiccano gruppi come Coro Magnificat, Ensemble Quodlibet, Coro Cenit ed Ensemble Taktus.
La scena corale universitaria resta dinamica, con cori attivi in quasi tutte le istituzioni accademiche. Direttori di riferimento sono: Felipe Ramos (PUC), Juan Pablo Villarroel (Università del Cile), Andrés Bahamondes (USACH), Valeska Cabrera (La Serena), Eduardo Gajardo (Temuco), Rodrigo Díaz (Concepción), e Paula Elgueta (Talca). La Pontificia Università Cattolica del Cile si distingue inoltre per il suo innovativo programma corale come attività curricolare aperta a centinaia di studenti, generando una solida base culturale e un pubblico partecipe e consapevole. Dal 2023, organizza anche l’incontro Víctor canta alla UC, primo concorso corale per adulti in Cile, con partecipazioni internazionali da Argentina, Brasile e Uruguay.
Parallelamente, si è verificata un’esplosione di cori comunitari: da Vitacura a Osorno, da Antofagasta a Viña del Mar, il canto corale è diventato strumento di inclusione, aggregazione e crescita personale.

Il movimento è sostenuto da storiche associazioni come l’ALACC <https://alacc-chile.cl/> (pres. Ricardo Curihuinca), la FEDECOR <https://fedecor.cl/> (pres. Mauricio Manríquez) e la SOCOPROCH (pres. Cecilia Moreira), oltre che dall’ADICORAL, che rappresenta i direttori di coro del Paese.
Per comprendere appieno la portata del fenomeno, sono in corso due rilevanti studi: il “Primo Registro Nazionale dei Cori”, condotto da Valeska Cabrera (Università di La Serena), e un’indagine dell’Osservatorio delle Politiche Culturali del Ministero della Cultura, finalizzati a mappare la realtà corale cilena e a delinearne le prospettive future.
Infine, per quanto riguarda i compositori cileni più distintivi di musica corale, nel XIX secolo si contano: Isidora Zegers, Guillermo Frick, José Zapiola e Federico Guzmán Frías. Già nel XX secolo, risaltano Pedro Humberto Allende, Juan Amenábar, Gustavo Becerra, Roberto Falabella, Federico Heinlein, Alfonso Letelier, Juan Orrego Salas, Domingo Santa Cruz, Ernesto Guarda e Sylvia Soublette. Inoltre, si distinguono come arrangiatori di canzoni folcloristiche e della nuova canzone cilena Waldo Aránguiz, Alejandro Pino, Mario Baeza, Eduardo Gajardo e William Child. Nel XXI secolo spiccano Carlos Zamora, Nicolás Aguad e Florencia Novoa. Alcune opere spesso interpretate oggi sono versioni corali di William Child di Luchín, El Aparecido, Manifiesto e Te recuerdo, Amanda (di questa anche in versione di Eduardo Gajardo) di Victor Jara; La Jardinera e Volver a los 18 di Violeta Parra. Di Ernesto Guarda si distingue Romance de Nochebuena. Di Pedro Humberto Allende, Sé bueno. Per quanto riguarda Sylvia Soublette, si può citare la sua Misa Romana e le sue Tres Canciones sobre Sonetos de Pablo Neruda, quest’ultima in uno stile madrigalistico. Finalmente, è importante menzionare l’Auto Sacramental de Navidad, con testi di Fidel Sepúlveda e musica di Gastón Soublette, che raccoglie melodie tradizionali del campo cileno legate alla celebrazione del Natale.
Il futuro della musica corale in Cile appare luminoso, ma dipenderà dalla capacità delle istituzioni, dei direttori e dei cantori di unire le forze e far riconoscere il valore culturale e sociale di questa arte. Solo così, quella che oggi sembra un’utopia potrà diventare una realtà condivisa: un Paese che canta, unito, in armonia.
Uno sguardo al canto corale in Cile
