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Nei dogmi della Didattica della Musica a firma della Grandissima Johannella Tafuri, violinista e concertista affermata nonché Docente conosciuta a livello mondiale di Pedagogia Musicale, con cui ho lavorato per oltre 25 anni presso il Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna, esistono tre campi a cui un insegnante deve fare riferimento per costruire un percorso solido di competenze e per acquisire e sviluppare le intelligenze multiple che stanno alla base della formazione della personalità dell’essere umano e quindi, per estensione del cantore, musicista, artista, nonché del professore di nuova generazione.  Musica d’arte nella coralità delle voci bianche

1) sapere

2) saper fare

3) saper far fare

Per sintetizzare:

1) conoscere

2) eseguire

3) trasmettere/comunicare ai cantori ed al pubblico

Queste aree hanno sostenuto la mia formazione intellettuale  permettendomi di attuare nei percorsi di gestione della professione di musicista, una scaletta di “setting goals” concretizzata da una lista di obiettivi primari legati al miglioramento delle abilità uditive, della sensazione propriocettiva, procedendo alla formulazione di un repertorio misto, ricco di stili ed inserito in varietà di epoche che ho declinato nei percorsi lavorativi dei tre CVB che ho diretto, oltre a formazioni corali di vario genere. Ho raggiunto skills variabili nelle competenze vocali e musicali spalmate dagli 8/9 anni di età fino alla fascia dei Teenager intendendo con questo termine cantori di 16/17 anni circa (più o meno) con eccezione dei maschi che per l’ovvia muta di voce avevano un naturale disequilibrio artistico che andavamo compensare con attività alternative. Sono stata formatrice di cori di voci bianche di due realtà quasi in contemporanea a Parma e Bologna nei rispettivi Teatri, unica direttrice titolare dal 1990 al 2010 circa, senza il sostegno del Pianista accompagnatore né della preparatrice vocal-coach. Mi sono occupata anche all’interno dell’Istituzione del Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna di Formazione Corale esattamente dal 2010 al 2020, anno della pandemia. 

La percezione è selettiva e per memorizzare in modo fluido frasi articolate semplici o complesse, la voce nel riprodurle in itinere abbisogna del controllo uditivo: in questo circuito le funzioni tonali standard, tratti pertinenti della Musica d’Arte, agevolano la risposta vocale (ricordiamo che l’Europa segue il principio dell’acculturazione tonale in modo maggiore). Ci tengo a specificare che almeno nei primi anni di formazione corale non ho usato seconde o settime in quanto intervalli che comunque destabilizzano il cantore e fanno emergere fragilità e debolezze che non di rado ho potuto rilevare nei soggetti partecipanti al Coro. L’ammissione delle voci bianche al Coro del Teatro spesso era un atto formale e posso senz’altro ricordare che abbiamo cercato nei limiti del possibile di agevolare la partecipazione di tutti i componenti del gruppo in svariati eventi, includendo anche coloro che restituivano profili melodici atipici.

Ovviamente le scelte registiche in ambito teatrale determinano per esigenze sceniche criteri di selezione non sempre democratici, a volte un po’ sgradevoli, ma la serietà di preparazione era garantita a tutte e a tutti i cantori. Apro una piccola parentesi che mi permette di allargare il punto di osservazione di un insegnante che ricopre il ruolo di Direttore del Coro. Se si intende per intelligenza un insieme di capacità costitutive e necessarie, potremmo affermare che un Maestro prima di muovere il corpo sonoro attraverso la ricerca del gesto, del suono, dell’idea musicale, del fraseggio tanto ambito, dell’espressione e di tutta le fondamentali parti formali e strutturali di cui si compone una partitura  è un Educatore, e che tale Educatrice o Educatore è tanto più capace se intuisce una serie di accorgimenti speciali che si raggruppano sotto il nome di  Empatia, un punto di forza incredibile per la buona conduzione dell’ensemble.

Howard Gardner psicologo statunitense, insegnante, rileva quanto sia importante avere un supporto emotivo nella crescita evolutiva della personalità artistica. Detto sostegno aiuta a sviluppare creatività, avvalora la motivazione dell’individuo ed accresce la sana ambizione che è una sfumatura che il linguaggio musicale potenzia a volte in maniera esponenziale e che si può far confluire dandone una lettura positiva nella parola Autostima.

Per correttezza segnalo la lettura illuminante per chi volesse approfondire la tematica dell’intelligenza di Howard Gardner docente di scienze cognitive e dell’educazione e psicologia alla Harward University ed in particolare il libro dal titolo Intelligenze creative, 1994 Saggi Feltrinelli, che mette a confronto sette figure artistiche chiamati Maestri dell’Età Moderna del XX secolo e le loro correlazioni con il tessuto familiare, il campo dei loro insegnanti e l’effetto dell’ambiente sulle loro produzioni.

Claudio Abbado e Silvia Rossi, all’esecuzione del Requiem di E. Berlioz

L’esperto Paolo Crepet ma in generale tutta la psicologia ci segnala che noi siamo il risultato di Mamma, Papà e Contesto Sociale. Forse per qualcuno le indicazioni psicologiche non risuonano pertinenti ma ritengo invece che ci sia nella dinamica della scuola italiana una nota un po’ critica rispetto allo standard della formazione europea. Il docente di Musica è ancora l’unica figura professionale delegato all’istruzione che non ha obbligo di setting psicologico di almeno un semestre. Tale carenza andrebbe osservata e dibattuta perché nella figura del Direttore di Coro di Voci bianche e di Docente crediamo crei un vuoto decisamente problematico. Per snellire la tematica oriento e condivido volentieri la riflessione che mi ha sostenuto nella pratica corale con le voci bianche asserendo che l’Intelligenza Emotiva chiamata da F. Doltò Quoziente Emotivo fa la differenza fra un Direttore centrato e uno distopico. 

Ho avuto la fortuna straordinaria di occuparmi in Giappone di Cori Misti Professionali nei Teatri di Biwako Hall (Kyoto) e a Nishinomiya nel Teatro HPAC (Kobe) includendo in queste esperienze multiple anche la collaborazione con almeno tre realtà di cori di voci bianche.

Nella cultura nipponica le voci bianche sono un prodotto di eccellenza, hanno un peso corale di assoluta trasparenza, con esecuzioni pregevoli che rasentano la perfezione, svolgono un training vocale di alta professionalità sia nella musica colta che in quella popolare. Hanno pubblicazioni dal semplice al super complesso e si preparano all’attività corale in occasione di collaborazioni teatrali attivandosi con un’attività motoria nella corsa, per potenziare la tenuta respiratoria e liberarsi dalle tensioni per potersi poi ritrovare in scena in confort zone. Ho imparato tantissimo da loro e dai loro docenti e sono veramente riconoscente ai miei Maestri di Coro Antonio Burzoni e Romano Gandolfi e uno su tutti il Maestro Claudio Abbado, per avermi guidato a studiare sempre con rinnovato piacere ed interesse, con grande curiosità e con un occhio sempre molto vigile, attento ed onesto alla valutazione dell’operato e soprattutto per avermi dispensato fiducia illimitata. Col Maestro Abbado nel 2008 fui la responsabile in qualità di Direttore del CVB del Teatro di Bologna, del coro di 200 Bambini delle scuole dell’obbligo selezionate nella regione Emilia-Romagna per l’allestimento del Te Deum di Berlioz. Un’ esperienza che ha lasciato a tutti i partecipanti un’eredità artistica e umana straordinaria. La rilevanza dell’attività esercitata in ambito teatrale sicuramente ha ampliato i punti di osservazione dei cantori fornendo stimoli multipli e suggestioni che solo il profumo del teatro sa evocare con la sua poliedrica connessione di magia, di storia, di cultura, di arti decorative e di effetti scenografici che rendono l’esperienza corale attrattiva, appetibile e accattivante.

Ritengo davvero un privilegio essere riuscita a evitare il contagio con certe espressioni del canto moderno commerciale che veramente possono lasciarci senza parole non per il basso profilo compositivo ma per l’inadeguatezza assoluta del costrutto e la quasi completa mancanza di un’espressione di profonda umanità contenuti cari alla musica colta, alla musica popolare, alla musica etnica.

Non ho mai redatto in oltre 40 anni di professione un’indagine statistica che potesse restituire dati concreti sulle capacità acquisite dai singoli partecipanti dei cori ma sono consapevole di aver contribuito alla crescita di tantissime donne e uomini non solo voci e non solo italiane. Per 6 anni mi sono occupata dell’evento War Child che coinvolgeva gruppi di bambini provenienti dai paesi reduci da guerre inaudite e posso fare memoria di una frase che Luciano mi rivolgeva sempre: “Silvia lavora coi tuoi bambini a fondo perché senza di te io non canto”.

Ho vissuto esperienze degne di nota e mi mancano oggi i grandi nomi della musica mondiale che hanno amplificato e allargato non solo i miei punti di vista ma anche quelli di tanti colleghi e colleghe che hanno dedicato la loro vita al linguaggio dei suoni. Sulla modalità di approccio allo studio ritengo la mia caratteristica si sia sempre espressa attraverso un criterio empatico, ponendo come condizione necessaria all’attività l’esaltazione dell’espressione dinamica, il gesto direttoriale sempre rivolto alla facilitazione della frase, il modello di insegnamento delle parti sostenuto dall’apprendimento per memoria per sviluppare orecchio e sensibilità nell’autovalutazione della propria riproduzione vocale. Non ho praticato repertori in cui emerge polifonia sacra significativa e ho attribuito all’insegnamento la modalità per imitazione non potendo avere tempi congrui per la lettura cantata. Oggi alla luce della contaminazione del web, dei social e di tutta quella serie infinita di format che vendono voci in ogni tempo luogo e spazio e che sviluppano cultura in diminuzione e in sottrazione, inviterei in maniera provocatoria a predisporre non solo a scuola ma in ogni quartiere un coro o ensemble strutturato. All’interno della scelta del repertorio dei cori di voci bianche ho sempre cercato di attenzionare repertori che privilegiassero l’impatto emotivo di chiara connotazione espressiva che potesse restituire ai cantori una linea di principi quali il rispetto delle regole, la valorizzazione delle diversità e la consapevolezza del loro ruolo all’interno del gruppo. Non so esattamente se i miei propositi siano andati a buon fine, se le fatiche profuse siano state recepite come percorso efficiente…ma molte ex voci bianche che lasciai 10/20 anni fa oggi hanno abbracciato la professione chi dello strumentista chi del musicista, chi del Professore. La sinergia musicale ottenuta da un coro di voci bianche unite dalla guida del proprio direttore credo sia un patrimonio dell’umanità da preservare dall’oblio.

“Fare musica insieme è la più efficace educazione alla vita comunitaria”.

Claudio Abbado.

Musica d’arte nella coralità delle voci bianche

About Post Author

Silvia Rossi

<span style="font-weight: 400">Diplomata in Canto e Pianoforte a Parma e in Direzione di Coro ad Alessandria, è uno stimato Maestro del Coro Italiano. Perfezionatasi con Romano Gandolfi, è dal 1990 è docente di ruolo in Didattica della Musica, Direzione di Coro e Repertorio Corale presso il Conservatorio di Musica “G.B. Martini” di Bologna. Da oltre 40 anni come esperta di vocalità esercita la propria attività nel campo della Musica Corale e della Formazione dei Docenti dedicando da sempre attenzione e studio al Coro sia nella sua espressione lirica sinfonica che in quella cameristica.  Qualificata musicista internazionale, tra le numerosissime attività che l’hanno vista protagonista si è evidenziata come l’unica donna italiana ad aver guidato un coro professionale squisitamente orientale in modo continuativo nella Storia della Musica Lirica Mondiale.</span>
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Ensemble Quodlibet (dir. Emilio Andrés Espinoza Alvarado), © 2023. Previous post Uno sguardo al canto corale in Cile
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