
Maria Carmela Ranieri, è docente di Fondamenti della Comunicazione Musicale presso il corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università della Calabria.
Dirige diverse compagini corali, tra cui il “Piccolo Coro del Teatro A. Rendano” di Cosenza, con il quale svolge intensa attività concertistica e partecipa a concorsi nazionali e internazionali, conquistando prestigiosi premi e riconoscimenti.
Come hai iniziato a studiare musica?
Ho iniziato a studiare musica all’età di 16 anni, non proprio da piccola. Grazie alla banda musicale del mio paese ho avuto l’opportunità di imparare a suonare la tromba. La passione che è nata da questa esperienza mi ha spinto ad iscrivermi al Conservatorio, dove ho intrapreso un percorso più strutturato ed approfondito.
Com’è stato il tuo primo incontro con il mondo corale?
Durante il mio percorso da trombettista in Conservatorio ho avuto la possibilità di cantare nel coro del Conservatorio e partecipare alle lezioni di esercitazioni corali. È stato li che ho scoperto la magia del canto corale: l’armonia delle voci, il lavoro di squadra e l’energia che si crea quando ognuno contribuisce al risultato finale. Queste esperienze mi hanno fatto capire quanto fosse speciale far parte di un coro e avere l’opportunità di dirigerlo. Da quel momento il canto corale è diventato una parte centrale della mia vita. Grazie all’esperienza nella classe di esercitazioni, ho sentito il desiderio di approfondire ulteriormente il mondo della coralità. Per questo motivo ho frequentato il corso di Didattica della Musica e successivamente il corso di Musica Corale e Direzione di Coro, un percorso che mi ha permesso di sviluppare competenze specifiche e raffinare la mia sensibilità musicale. Ho avuto la fortuna di lavorare con maestri straordinari come i maestri: Michelangelo Gabrielli, Marco Angius e Donato Sivo che mi hanno guidata e ispirata, aiutandomi a sviluppare non solo le mie competenze tecniche, ma anche la mia passione per la musica. Dopo aver completato gli studi in Conservatorio, ho deciso di approfondire la mia formazione seguendo il percorso biennale dell’Accademia Corale Italiana sotto la guida di Lorenzo Donati, partecipando a masterclass con i maestri Peter Nicole Corti, Broadbent, Burak Onur Erdem, Lorenzo Fratini, Gary Graden, Ursa Lah, Massimo Merone, Alexander Schweitzer, Ragnar Rasmussen e lo stesso Lorenzo Donati. È stata un’esperienza straordinaria per la mia crescita artistica e personale che mi ha permesso di perfezionare le tecniche di direzione, di approfondire il repertorio e di confrontarmi con professionisti di altissimo livello. Questo percorso ha consolidato la mia passione per la musica corale e mi ha fornito gli strumenti per lavorare con maggiore consapevolezza e professionalità. Grazie a tutti i miei studi, ho acquisito gli strumenti necessari per guidare le voci con consapevolezza e trasmettere la mia visione artistica.
Il coro di voci bianche è la realtà del mondo corale probabilmente la più affascinante, la più delicata e complessa. Come ti sei avvicinata al coro dei bambini??
La storia del mio avvicinamento al mondo delle voci bianche ha dell’incredibile.
Stavo scrivendo il libro sui cento anni del Teatro “A. Rendano” di Cosenza ed ero nel posto giusto al momento giusto. Il Direttore Artistico, a soli quattro giorni dalla prima di Tosca di Puccini (novembre 2008), si accorse di non aver convocato un coro di voci bianche. Fino a quel momento, la mia esperienza con le voci bianche era stata esclusivamente scolastica: non avevo un coro di bambini stabile. Da tre anni dirigevo il Coro Polifonico dell’Università della Calabria, ma questa era una sfida del tutto nuova. Vista la ristrettezza dei tempi e l’assenza di un gruppo di bambini pronto ad affrontare un’opera lirica, nessun maestro volle accettare l’incarico. Ero lì, intenta a scrivere il mio libro, ma con una forte tentazione di farmi avanti. All’ennesimo rifiuto dei maestri interpellati, presi coraggio e, con un’apparente naturalezza, dissi: «Posso farlo io!»
Mi sono catapultata inaspettatamente nel mondo delle voci bianche, una realtà che mi ha conquistata fin da subito. Lavorare con i bambini si è rivelato una sfida stimolante e profondamente gratificante: ho scoperto l’entusiasmo contagioso, la purezza delle loro voci e la sorprendente capacità di apprendimento che li distingue. Il coro di voci bianche rappresenta una delle realtà più delicate e complesse del panorama corale. Dirigere un gruppo di bambini richiede grande sensibilità, infinita pazienza e una profonda comprensione delle loro capacità vocali, ancora in fase di sviluppo. Ogni prova è un delicato equilibrio tra disciplina e creatività, tra tecnica e gioco, elementi indispensabili per mantenere vivo il loro entusiasmo e favorire la loro crescita musicale.
Il risultato artistico, tuttavia, ripaga ogni sforzo: la purezza e l’energia delle loro voci creano una magia unica, capace di emozionare profondamente. È proprio questa unicità che rende il lavoro con le voci bianche così speciale e indimenticabile. Questa esperienza ha rappresentato un’importante occasione educativa e formativa, consentendomi di crescere come direttore. Ho imparato a bilanciare la gestione tecnica con quella emotiva, con l’obiettivo di trasmettere ai bambini non solo competenze musicali, ma anche la passione per la musica e il valore del lavoro di squadra.
Ho cercato di creare un ambiente stimolante e divertente, capace di favorire il loro sviluppo artistico in modo sano e coinvolgente.

Quali sono le esperienze che ritieni più interessanti da ricordare nella tua carriera di direttrice?
Un’esperienza che non dimenticherò mai è stata la partecipazione al Gran Premio d’Italia ad Arezzo, un evento prestigioso organizzato da Feniarco. È stato un momento di grande crescita personale e artistica, oltre che un’occasione unica per confrontarmi con cori provenienti da tutta Italia. Ogni esibizione era un piccolo capolavoro, e ascoltare quelle voci così diverse, ma unite dalla stessa passione per la musica corale, è stato davvero emozionante. Partecipare significava non solo esibirsi, ma anche immergersi in un’atmosfera di scambio e condivisione. Ho avuto modo di scoprire nuovi approcci musicali che mi hanno ispirato profondamente. La preparazione stessa è stata un viaggio: ore di prove, di studio, di concentrazione, che però si sono trasformate in pura gioia nel momento in cui siamo saliti sul palco. Ricordo ancora l’energia che si respirava in sala, la tensione positiva prima della nostra esibizione, e l’applauso del pubblico che ci ha accolto con calore. Ma forse il momento più speciale è stato il sentirsi parte di qualcosa di più grande, unito dalla musica: una comunità di persone che, attraverso il canto, riesce a trasmettere emozioni e a creare legami profondi. Questo evento rimarrà per sempre un ricordo indelebile nel mio percorso artistico, un’esperienza che mi ha arricchito non solo come direttore, ma anche come persona.
Quali le collaborazioni che hanno segnato maggiormente la tua vita di musicista?
Le collaborazioni sono state tante, ognuna con le sue peculiarità e ognuna capace di aggiungere tasselli importanti al mio percorso musicale. Dal lavoro legato alle stagioni liriche del Teatro Alfonso Rendano di Cosenza, un luogo che considero fondamentale per la mia crescita artistica alla collaborazione con il Teatro Verdi di Salerno per la Tosca diretta dal maestro Daniel Oren, uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo. Lavorare con lui nella messa in scena della sua Tosca, affiancata da un cast stellare, è stato un privilegio unico. Ogni esperienza mi ha permesso di crescere, di confrontarmi con realtà diverse e di arricchire il mio bagaglio artistico. Ogni incontro, ogni progetto, è stato un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo e per lasciare un pezzo di me nella musica che amo.
L’opportunità di far parte del comitato artistico dell’Occ Calabria – FENIARCO, mi ha aperto un mondo completamente nuovo. È stata un’esperienza fondamentale che mi ha permesso di entrare in contatto con realtà diverse, di confrontarmi con professionisti di alto livello e di partecipare alla progettazione e realizzazione di eventi e produzioni artistiche di grande rilievo. Lavorare in questo contesto mi ha arricchita dal punto di vista artistico e mi ha dato una visione più ampia e profonda del panorama musicale e culturale.
Cosa pensi che potrebbe fare la nostra associazione dei direttori di coro italiani per favorire e sviluppare ancora di più i cori di voci bianche in Italia?
L’Associazione Direttori di Coro Italiani (ADCI) potrebbe, oltre a tutte le attività che già svolge, intraprendere diverse iniziative per favorire il lavoro e la crescita dei cori di voci bianche in Italia:
Organizzare incontri e tavole rotonde in cui semplicemente discutere su iniziative, proposte, idee e altre tematiche, facilitando il confronto e la condivisione di esperienze, e stimolando la creazione di nuovi progetti. Questi eventi potrebbero anche diventare momenti di aggiornamento continuo, dove i direttori possano apprendere nuove metodologie o approcci pedagogici per gestire al meglio i cori di voci bianche. Queste azioni potrebbero sicuramente dare nuova linfa alla coralità giovanile in Italia, creando una comunità più coesa e dinamica, pronta a rispondere alle esigenze artistiche e formative dei giovani coristi.
Che consiglio ti sentiresti di dare ad un direttore che iniziasse ora questa meravigliosa e complessa avventura?
Il mio consiglio per un direttore che inizia ora questa meravigliosa e complessa avventura nel mondo del coro di voci bianche è di affrontare il percorso con molta pazienza, curiosità e passione. La gestione di un coro di bambini richiede una grande capacità di ascolto, empatia e creatività. Per prima cosa è importante investire, fin da subito, sulla tecnica vocale. Sebbene il coro di voci bianche lavori spesso su repertori più semplici, è essenziale prestare attenzione alla tecnica vocale fin dall’inizio, per evitare tensioni e danni alla voce in sviluppo. Un buon fondamento tecnico, fin dai primi passi, aiuterà i bambini a esprimersi con naturalezza e a crescere musicalmente. Non dimenticare mai che i bambini imparano giocando. Per questo motivo è fondamentale gestire le prove in modo divertente, stimolante e coinvolgente, usando il gioco come metodo per insegnare la tecnica, per costruire coesione nel gruppo e per tenere alta la motivazione. Tenere sempre presente che non tutto si costruisce in un giorno, e i progressi potrebbero essere graduali. Non demordere mai nei momenti difficili e celebrare sempre ogni piccolo successo, sia musicale che educativo. La perseveranza è una delle qualità più importanti per un direttore che lavora con i bambini.
È fondamentale investire su una formazione continua e approfittare di ogni opportunità di formazione per migliorare le competenze e arricchire l’approccio. Partecipare a corsi, seminari e confrontarsi con altri direttori per imparare sempre qualcosa di nuovo e aggiornarsi sulle migliori pratiche.
Infine, bisogna ricordare sempre che la bellezza del lavoro con i cori di voci bianche sta nel vedere crescere i bambini, non solo come musicisti, ma anche come persone. È un’avventura che richiede dedizione, ma che ripaga immensamente, tanto nel risultato artistico quanto nella crescita di ciascun corista.
