
Note di luce nei luoghi dell’accoglienza
Ci sono luoghi in cui la musica raramente arriva: corsie d’ospedale, case di riposo, spazi dove il tempo scorre lento e la quotidianità può diventare silenziosa, sospesa. In questi ambienti, spesso abitati da attese e fragilità, anche un semplice suono può diventare carezza, presenza, memoria. È proprio lì che nasce “La musica che cura”, un progetto da me ideato e realizzato grazie al contributo dell’ANDCI, che nel weekend del 22 e 23 giugno, in occasione della Festa della Musica, ha preso vita per la prima volta.

L’obiettivo è quello di portare la musica là dove non arriva, renderla accessibile a chi ne ha più bisogno: cantare per chi vive un momento difficile, per chi affronta la malattia, la solitudine, o l’età avanzata. Ogni voce diventa strumento di empatia, ogni coro un esempio concreto di coesione comunitaria. La musica che cura vuole essere un raggio di luce che attraversa il buio e si trasforma in presenza, ascolto, condivisione. Con questo progetto, l’Associazione Nazionale Direttori di Coro Italiani arricchisce la propria missione: non solo formazione, ricerca e promozione della cultura corale, ma anche attenzione al valore sociale e umano della musica. Fare musica insieme non significa soltanto creare armonia tra le voci, ma anche costruire legami, alleviare il dolore, restituire speranza.

Scrivo queste righe in un giorno particolare, segnato dalla scomparsa del Maestro Beppe Vessicchio, figura amatissima e simbolo di una musica autentica, empatica, profondamente umana. La sua carriera e il suo modo di parlare della musica ci hanno insegnato che essa non è solo arte o intrattenimento: è un’amica fedele, una forza che nutre, una medicina che cura. Il Maestro Vessicchio ci ricordava spesso che le vibrazioni sonore hanno il potere di riequilibrare, di riportare armonia là dove c’è dissonanza. È lo stesso spirito che anima La musica che cura: credere che il canto, anche il più semplice, possa restituire un frammento di serenità, possa diventare un gesto d’amore.

Tra i cori che hanno aderito all’iniziativa portando il loro canto di gioia nei luoghi dell’accoglienza ricordiamo: il Coro alpino La Rotonda diretto da Giampiero Castagna nella provincia di Torino, l’ensemble vocale Fulginea voces, da me diretto, a Foligno, la Corale Braccio Fortebraccio diretto da Francesco Fulvi a Città di Castello, il coro InGrado diretto da Emanuela della Torre a Ostia, gruppo vocale Incanto di Lagonegro diretto da Cristina Fucci a Maratea. Ogni realtà ha scelto repertori diversi — dal canto popolare alla polifonia sacra, da ispirazioni jazz a brani contemporanei — ma con un unico intento: trasformare il suono in dono.
In ogni nota cantata negli ospedali, in ogni accordo risuonato nelle case di riposo, c’è l’eco di questa convinzione: la musica non guarisce tutto, ma sa curare l’anima. E a volte, è proprio da lì che ricomincia la vita.

