
Riportare alla luce la figura di Roberto Goitre risulta essere un’operazione pionieristica, soprattutto perché alla sua immagine si è soliti collegare un metodo di lettura, il cosiddetto metodo del «Do mobile», una pratica trascurata nel corso degli anni e non più frequentata (anche a causa dell’introduzione a pieno regime dell’uso del solfeggio parlato) se non in contesti specifici e sicuramente non a diffusione nazionale.
Molti considerano questo metodo al pari del tradizionale solfeggio in uso nelle classi dei Conservatori italiani ma l’idea che Roberto Goitre aveva della didattica musicale era ben lontana da tali concetti e sviluppa un senso di educazione globale dell’individuo che parte dai genitori, fino ad accompagnare l’essere in tutto il suo percorso di vita.
Rivalutare la sua metodologia, poi, per ciò che viene definito semplicemente «metodo», rende ancora più doverosa la disamina, poiché una cosa è averne conoscenza tramite scritti e sussidi didattici, altra è averla vissuta e conosciuta tramite il suo allievo, diretto testimone ed erede culturale, Giovanni Acciai.
Roberto Goitre è (ci piace usare il presente per dare contezza della sua vivenza) direttore di coro, compositore e didatta; ha vissuto e ha operato soprattutto nell’Italia settentrionale, tra Torino e Piacenza (ove è morto nel 1980) dedicando la sua vita all’attività corale e didattica, con amore e dedizione.
Aver partecipato al Festival Corale in Ungheria (era il 1968…) è stato per lui illuminante e in questo contesto ha avuto modo di relazionarsi con la realtà magiara e confrontare culture diverse.
L’istruzione, compresa quella musicale, segue infatti metodologie specifiche che facilitano l’apprendimento, dando risultati immediati e ricadute, in ambito didattico, tali da non poter reggere il confronto.
Rimasto affascinato dalla fervida attività corale e soprattutto dal loro grado di alfabetizzazione, come pure da come veniva impartita l’educazione musicale in Ungheria, Goitre decise di approfondire questo aspetto attraverso l’analisi dei programmi di studio utilizzati nelle scuole ungheresi, che avevano e tutt’ora hanno l’impronta kodályana.
Nasce così il Cantar leggendo, sussidio didattico per l’alfabetizzazione musicale, edito nel 1972 e sperimentato subito dallo stesso Goitre in contesti scolastici, conservatoriali e nei cori da lui diretti, oltre ad avere larga diffusione nei diversi corsi tenuti da lui stesso in varie parti d’Italia.
L’applicazione del metodo in ambito didattico è estremamente semplice, sistematica e lineare, tanto che questo testo viene confuso spesso con quelli di solfeggio in uso nei Conservatori.
Nel mio saggio dal titolo L’opera di Roberto Goitre nella didattica musicale1 viene descritta in maniera dettagliata sia la struttura del libro che la metodologia utilizzata ai fini dell’educazione musicale. Il libro (teorico e pratico) è diviso per argomenti, sviluppati con gradualità progressiva. In esso, l’apprendimento avviene attraverso la lettura ritmica con denominazione specifica delle cellule ritmiche e loro aggregazioni; attraverso la lettura melodica (con il «Do mobile»), l’utilizzo della scala diatonica e del suo relativo minore (per tutti gli ambiti tonali e modali) e degli intervalli, a partire da quello di seconda.
É di fondamentale importanza, nella lettura col «Do mobile», la denominazione delle alterazioni transitorie, con le sillabe DI, RI, FI, SI, LI, per i diesis, e RA, MA, SA, LO, TA, per i bemolle. Con esse si facilita la lettura cantata a prima vista, laddove invece, in quella utilizzata col sistema tradizionale di solfeggio, risulta confusionale l’identificazione stessa dei suoni (il fa diesis, alterazione transitoria nella tonalità di do maggiore, è cantato «fa» così come il fa bequadro nella medesima tonalità).

Con questo sistema, l’uso della lettura è funzionale e si realizza con sistema relativo.
Di questo efficace e pratico metodo di lettura, nel saggio vengono descritte le origini, poiché da Guido D’Arezzo (anno 1023 d.C.) passando attraverso Zoltán Kodàly (1882 – 1967), esso è stato riportato da Goitre con diversi adattamenti (vedi per esempio la digitonomia al posto della mano guidoniana o della chironomia kodàlyana), e si integra chiaramente in una metodologia di più ampio respiro.
A completamento della bibliografia vengono citati Far musica è…, ma anche sussidi didattici di supporto, quali Canti per giocare (scritto in collaborazione con Ester Seritti), Il castello in…cantato (di Paola Chiadò Piat, Paola De Faveri, Giorgio Guiot, Barbara Romagnolo) da utilizzare per i bambini di scuola materna e il primo ciclo delle elementari, così come il Finalmente musica (di Anna Eva Gosso e Grazia Abbà).
Goitre è anche fondatore della rivista di musica e canto corale La Cartellina (1977), utile sia al maestro di coro meno avvezzo alla pratica corale sia all’esperto così come agli insegnanti di musica della scuola di ogni ordine e grado. Della rivista viene qui descritta l’articolazione in sezioni: Musicologia, Contropelo, Educazione Musicale, Colloqui, Repertorio, Musicoterapia, Cronache, Proposte, Responsorio, Corsi, Concorsi, Convegni, Recensioni.
Nei primi numeri, a corredo di questa importante rivista ormai non più edita, troviamo articoli preziosi scritti di pugno da Roberto Goitre e anche il commovente In memoriam, dedicato alla figura del Maestro, scritto dopo la sua prematura scomparsa.
La bibliografia relativa al lascito didattico goitriano, dettagliata e circoscritta, è facilmente fruibile, anche se necessita di essere interpretata in maniera adeguata da chi conosca e sappia collegarla alla realtà corale. Non a caso, dietro la semplicità degli scritti redatti dopo la scomparsa di Goitre, c’è sempre il pericolo di una didattica che perda efficacia nella sua superficiale e non mirata applicazione.
La particolarità della metodologia di Roberto Goitre sta nel poterla applicare non solo nei diversi contesti musicali, ma anche per tutte le fasce di età. Questo la rende adattabile alle varie esigenze del didatta, del direttore di coro, del docente di musica, tenendo conto che i suoi princìpi pedagogici restano gli stessi per ogni contesto:
- Ricercare il proprio vissuto musicale, utile per l’apprendimento degli intervalli;
- Realizzare una lettura graduale e cosciente con la ritmica goitriana e l’uso del Do mobile (fase della culturalizzazione);
- Attivare un processo di educazione musicale attraverso vari training;
- Ampliare il repertorio.
La didattica goitriana viene a colmare le lacune lasciate da insegnamenti tradizionali risultanti deficitari per un’educazione di massa. In ciò essa rilancia quelli che sono i concetti metodologici per i quali, già nei decenni precedenti la comparsa del Cantar leggendo, si erano impegnati didatti di pregio come Kodály, Orff, Dalcroze e Willems.
La metodologia Goitre, pur essendo «innovativa» (o meglio «rinnovativa»), non riesce però a sfondare quel muro di diffidenza che tuttora «cancrenizza» l’attuale didattica. Come ai tempi di Goitre, così ancora oggi, poco o nulla è cambiato nel panorama dell’educazione musicale, perdurando gli insegnamenti tradizionali, non soltanto nell’evidenza dei programmi ministeriali esistenti e nei percorsi dei Conservatori di musica, ma soprattutto come essi vengono interpretati dai docenti.
Ed è per questo che la figura di Goitre, mai come oggi, dovrebbe essere rivalutata, alla luce anche delle esperienze personali di chi vive la didattica con la stessa sua passione. Ciò ha rappresentato e rappresenta tuttora il mio tributo all’immagine di Goitre, per onorare il compito di educatore che ho avuto in trentotto anni di attività.
Essendo docente per la disciplina di Direzione e concertazione di
coro, di Repertorio corale, di Didattica del canto corale e, non ultimo, di Fondamenti di tecnica vocale per la Scuola di didattica della musica in Conservatorio, il mio compito è quello di trasferire l’esperienza del Maestro torinese nella mia quotidianità e in quella di tutti coloro che si accingono ad essa, attraverso l’insegnamento di dette discipline.
Compito di ogni direttore di coro che si rispetti è quello di seguire il cantore nella sua formazione globale: dai cori di voci bianche a quelli degli adulti, dai cori non alfabetizzati a quelli semiprofessionali.
Molti dei problemi relativi alle attività delle compagini corali sono frutto della mancata comprensione dei fatti musicali e della desueta e malsana pratica dell’apprendimento dei brani corali per imitazione.
I problemi possono essere molteplici: l’intonazione, il senso del ritmo, l’ascolto di sé e degli altri, rivelano, in realtà, spesso e volentieri poca attenzione all’educazione dell’orecchio, un precario sviluppo del senso ritmico contestualizzato, come un mancato coordinamento nell’insieme delle sezioni e, non ultimo, l’incapacità a realizzare una comprensione delle micro e macro strutture del discorso musicale.
La lettura cosciente e costante è una condizione obbligatoria per ciascun educatore che si definisca tale; con la lettura si padroneggia il repertorio, lo si sceglie e se ne scelgono le funzioni, lo si analizza, lo si comprende, lo si manipola, lo si stravolge laddove sia possibile, realizzando percorsi educativo-didattici che pongano al centro il soggetto, bimbo o adulto che sia, ma che nel contempo stimolino l’interesse, diventino parte integrante della sua educazione musicale, arricchita di esperienze atte a migliorare l’individuo e ad arricchirlo.
La lettura nobilita e rende il mediocre, musicale e il musicale, potenziale musicista.
Vi sono in questo mondo tanti musicisti diplomati, ma non tutti in grado di leggere la musica al di là dei simboli, e di «sentirla» anche senza riprodurla, come molti cantanti che non sono in grado di cantare senza l’accompagnamento strumentale che guidi e ne stabilisca la tonalità.
Tra le pratiche corali indispensabili, quindi, suggerisco quelle collegate al Metodo Goitre e che sono: la lettura con solmisazione d’ottava, il piano vivente, la digitonomia, gli indovinelli musicali, i canoni, e perché no? I meshup, le creazioni vocali estemporanee, i giochi musicali, adatti a tutte le fasce di età.
Una pratica corale viva, funzionale, formativa e performante, metodologicamente efficiente per un’educazione cosciente e gratificante che dia risultati ottimali sulla resa corale. La metodologia Goitre, quindi, risulta essere un passaggio obbligato per ogni realtà corale, al fine di migliorare la propria performance realizzando una crescita progressiva per «il buon cantore».
1 Musicheria – suoni relazioni educazione – 09/10/2022; EduKodàly, Rivista Italiana Kodaly a cura di Associazione Italiana Kodàly per l’Educazione musicale, n. 2 Febbraio 2023.
