
LA 6° EDIZIONE DEL SEMINARIO DI FORMAZIONE di ANDCI A GENZANO
Si è svolto a Genzano nei giorni 15 e 16 novembre 2025, il 6° seminario Il coro nella scuola organizzato da Andci.
Ospitati presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Garibaldi” dell’istituto Comprensivo di Genzano, ancora una volta abbiamo toccato con mano come la scuola catalizzi figure musicali di alta professionalità aventi in comune la scelta di investire competenze specifiche ed energie nel mondo scolastico, un ambiente formativo cruciale, prezioso e strategico per la formazione e la crescita delle nuove generazioni.
I docenti di questa edizione, coordinata da Elisa Gastaldon, sono stati: le due direttrici di Coro e professoresse esperte in didattica Elisabetta Fortini e Rita Nuti, il compositore, direttore di coro, cantore e docente di musica nella scuola secondaria di primo grado Claudio Ferrara; Claudio Schioppa, docente di Musica anch’ egli nella Scuola Secondaria di Primo grado nonché direttore di coro e compositore e Lucio Ivaldi, docente di Direzione di coro e Repertorio corale presso il Conservatorio di Frosinone. Il tutto sigillato dall’ intervento della Prof.ssa Elide Melchiori, intervenuta in apertura dei lavori, in qualità di rappresentante del Comitato per l’apprendimento pratico della musica. Un nutrito gruppo di corsisti, docenti di musica in servizio in vari ordini scolastici, ha reso l’intero percorso molto partecipato e stimolante.
Molti i materiali condivisi, eseguiti ed analizzati durante questa “due giorni”, alcuni di questi sono stati messi a disposizione anche in questo articolo: brani originali, scritti o arrangiati dai docenti del seminario e destinati ad una coralità scolastica ma non solo.
Lasciamo ora la parola direttamente ai docenti del corso che ripercorreranno l’esperienza in questo momento formativo.
TA TA TI CANTO
Dalla lettura ritmica-melodica-intuitiva alla costruzione di una performance dinamica e inclusiva
Lavorare per allestire una performance con ragazzi di scuola media significa andare alla ricerca di repertori e stimoli continuamente nuovi che possano abbracciare il movimento, la creatività e la gioia del fare musica insieme.
La prima finalità del nostro intervento è stata proprio quella di stimolare, tramite l’input vocale proposto, non la risposta emotiva del singolo cantore, ma quella combinata del gruppo. Il collante di questa risposta unitaria che diventa reale risposta musicale è stato il movimento-coreografia, il gesto espressivo che sostiene la produzione di una specifica vocalità, di un preciso tipo di respiro e tenuta del suono-timbro. La seconda finalità è stata quella di trasportare questa risposta espressiva dal piano fisico e percettivo a quello della consapevolezza interiore. Riflettere sull’azione performativa che lega la produzione del suono alla parola che esso descrive e al movimento che ne mostra il riverbero interiore rende chiaro quanto un concerto corale comporti non solo il piano intrinseco della fruizione uditiva ma anche quello fortemente semantico della fruizione visiva, soprattutto quando si parla di gruppi adolescenziali.
Prima di iniziare il workshop si è lavorato sulla fase dell’imprinting muscolare che modella la capacità percettiva del cantore attraverso un uso muscolare il più possibile consapevole volto alla produzione del suono: la “gestione delle vocali” con vocalizzi molto semplici ma ben precisi ha spiegato, attraverso l’uso del gesto, dove “collocare” le vocali nel canto e l’uso delle braccia e della muscolatura dorsale ha spiegato, attraverso alcuni vocalizzi coreografati, come gestire la respirazione e sostenere il suono all’interno di una lunga frase musicale.
Il workshop “Ta-Ta-Ti Canto” ha visto la partecipazione attiva di 24 coristi provenienti dai cori scolastici degli istituti Pascoli di Aprilia e Garibaldi di Genzano. Il gruppo ha realizzato, come prodotto conclusivo dei due giorni di corso, una coinvolgente coreografia a tre voci sostenuta da una sezione ritmica di vari strumenti a percussione sul canto nordamericano “Kuwate”. La scelta di un canto di provenienza etnica risiede nei motivi che, in genere, supportano l’avviamento al canto a più voci di un gruppo corale all’inizio del suo percorso corale:
- I testi molto semplici e ripetitivi;
- Si riesce a cantare da subito a 3/4 voci;
- L’estensione vocale consente a tutti di poter scegliere l’ostinato più consono e adatto alla propria voce;
- Si può lavorare in maniera creativa con il movimento e gli strumenti ritmici.
La seconda parte del workshop ha sovrapposto tre canti ben ritmati e molto evocativi con le loro tre corrispettive coreografie: “Il canto dei cotonieri”, “Getta qua, getta là” e il famoso “Jump down. La performance ha palesato quanto il coro scolastico possa stimolare e potenziare i tre parametri fondamentali del far musica: energia, concentrazione ed emozione.
Il corpo in movimento e la voce “pensata” diventano strumenti espressivi funzionali alla musica e rappresentano una risposta attiva all’esigenza dei ragazzi di mettersi in gioco con gioia, entusiasmo e coscienza di sé.
Elisabetta Fortini e Rita Nuti.
A MISURA DI CORO
Nuovi repertori per la didattica corale scolastica. Ogni dimensione con brano creati su misura
L’intervento “A misura di coro” per il seminario di Genzano “Il coro nella scuola” si è incentrato sul ruolo della composizione e dei nuovi repertori sulla didattica corale a scuola – Nel dettaglio, sono stati presi in esame tre aspetti fondamentali che un compositore, tramite le proprie creazioni, deve mirare a potenziare nella coralità infantile e giovanile.
Il primo aspetto è quello della crescita vocale monodica del coro, che comprende tutto ciò che concerne la tecnica di emissione, la respirazione, l’intonazione, il fraseggio, la dinamica e tutti gli altri aspetti relativi all’attuazione di una buona monodia.
Il secondo, quello della crescita polifonica del gruppo corale, riguarda la percezione del proprio ruolo all’interno del gruppo, l’indipendenza e la sicurezza polifonica dell’individuo, la capacità di iniziativa e leadership all’interno del proprio sottogruppo nel coro. Questo aspetto subisce una crescita indipendente e parallela rispetto al primo, ed è importante quanto esso.
L’ultimo aspetto, quello della motivazione, è strettamente legato al carattere del brano, alla qualità e le tematiche del testo e al trattamento del testo da parte del compositore, ma dipende e interagisce anche con i primi due, in quanto bambini (o ragazzi) che riescono anche solo in uno dei due precedenti elementi avranno la spinta a migliorare e a partecipare attivamente all’esperienza corale. Il coinvolgimento dell’individuo, la sua concentrazione e la dedizione all’attività sono presupposti fondamentali per una buona crescita individuale e corale, e fanno in modo che il corista rimanga interessato e continui a partecipare alle lezioni di coro con interesse.
Questi elementi sopraelencati, tutti correlati e interdipendenti l’uno dall’altro, concorrono all’efficacia didattica del brano composto, e sono tutti elementi che l’autore deve tenere costantemente in mente durante la stesura dei brani appartenenti a questo repertorio. Il rispetto di questi criteri da parte del compositore rispecchia la finalità della composizione dedicata alle voci bianche: quello di promuovere, incentivare, facilitare e divulgare il più possibile la musica polifonica nei contesti scolastici, al fine di portare ai nostri giovani cantori tutti i giovamenti psico-fisici derivanti dalla coralità ormai ampiamente documentati dalla comunità scientifica.
Si è inoltre discusso sull’importanza del contrappunto e della necessità, in un canone, di avere parti fortemente caratterizzate e differenziate dal punto di vista ritmico così da agevolare l’esecuzione da un lato, e giovare alla resa estetica dall’altro.
Il workshop ha poi visto la presentazione di cinque brani destinati appositamente alle voci bianche e ai cori scolastici, con una discussione sulla loro applicazione pratica per le varie fasce d’età, dei loro punti di forza e delle possibili criticità legati a specifici passaggi o alle tematiche del brano, per poterli proporre con criterio nei contesti adatti.
Durante il workshop sono stati quindi analizzati brani dedicati alle fasce d’età più giovani, quali possibili prime esperienze polifoniche dei bambini, così come brani dedicati a fasce d’età sia della scuola primaria che secondaria di primo grado, tutti destinati a trasformare i nostri ragazzi in entusiasti e partecipi cantori del futuro.
Claudio Ferrara

NOTE E COLORI IN MOVIMENTO
Come reinterpretare il repertorio corale stimolando la creatività dei piccoli coristi
Il 6° Seminario di Formazione “Il coro nella scuola” organizzato da ANDCI mi ha dato lo spunto per approfondire un aspetto che non avevo ancora ben organizzato nella mia mente: in che modo e a quale scopo sia utile e magari anche auspicabile “manomettere” con piccole modifiche, aggiunte o omissioni una partitura per voci bianche. Cantando assieme agli attentissimi iscritti al seminario i brani da me proposti ho cercato di intavolare con loro un dibattito, partendo dalla mia esperienza personale con i gruppi corali formati principalmente da bambini in età da scuola primaria: ne è scaturito uno scambio interessante e ricco di spunti, che ha compreso aspetti pedagogici, vocali, ritmici, interpretativi e riguardanti gli stimoli extramusicali (fino al coinvolgimento dei genitori nelle attività corali dei bambini).
Uno degli scopi primarî della musica composta per l’infanzia è quello di educare: alla bellezza, al saper convivere e collaborare con gli altri, alla crescita emotiva. Ben venga allora un piccolo passo di danza nato spontaneamente, anche quando non previsto dalla partitura, se questo può portare i nostri piccoli cantori a fare un passo avanti anche nella loro crescita.
Riccardo Schioppa
LA METODOLOGIA KODALY
Applicazioni pratiche del DO Mobile nella scuola dell’obbligo
La coralità scolastica rappresenta oggi uno dei luoghi più fertili per ripensare l’educazione musicale come esperienza formativa totale. Il metodo Kodály offre strumenti concreti nel panorama musicale globale. L’obiettivo è un mondo in cui “La musica deve appartenere a tutti”.
Prima di tutto, ho necessità di parlarvi della riforma di Guido d’Arezzo. La cosiddetta “mano guidoniana” associata alla invenzione degli “esacordi”, proponeva una doppia mappa del suono: nomi assoluti (A-B-C-D-E-F-G) e sillabe mobili (ut–re–mi–fa–sol–la).
Vediamo ora nello specifico la visione di Kodály. La voce è il primo strumento; la melodia popolare, il terreno comune; la solmisazione relativa, il linguaggio della percezione tonale. Il Do mobile esprime relazioni funzionali: è una grammatica tonale.
Per questo laboratorio di Genzano ho iniziato con delle esercitazioni pratiche con scale e melodie realizzate con i gesti chironomici. Ha certamente stupito la facilità dell’approccio per affrontare non solo scale e melodie, ma anche strutture dissonanti e persino politonali, percepite con naturalezza grazie al gesto.
Un tratto caratteristico che ho potuto apprezzare nelle scuole ungheresi è la coesistenza naturale tra solfeggio relativo e solfeggio assoluto. Il sistema alfabetico (C, D, E… H; Fisz; Esz) convive con la solmisazione: il primo sviluppa precisione e lettura, il secondo interiorità tonale. Questa duplice via rafforza la formazione musicale.
Centrale è anche il lavoro ritmico: la lettura sillabica (ta, ti-ti…) precede quella melodica e coinvolge altre aree cognitive. In alcuni dei filmati proposti, i bambini cantano metri irregolari come 7/4 o 5/4 con sorprendente naturalezza.
Le pubblicazioni kodalyane — dalla scrittura semplificata (d r m…) alla notazione tradizionale — mostrano una gradualità che accompagna il passaggio dal canto alla lettura. Decisiva è anche l’organizzazione scolastica ungherese, che garantisce continuità vocale dagli otto ai tredici anni: un punto critico in Italia, dove il cambio di ordine spesso interrompe la vita dei cori.
In Italia la ricezione della filosofia Kodály è appena agli inizi. Fondamentale l’opera del torinese Roberto Goitre. Con Canti per giocare e Cantar leggendo, egli ha adattato alla nostra sensibilità i principi kodalyani, fondando una prassi corale in cui voce, gesto e movimento costituiscono un’unica esperienza educativa. L’opera dei suoi continuatori ha mantenuto vivo questo approccio.
Una nota personale: da anni applico questi principi nel mio lavoro in Conservatorio e nei miei cori, integrando solmisazione relativa, chironomia e ascolto interiore. Ho sviluppato anche un percorso laboratoriale —- Spiritual Music — dedicato alla relazione tra voce, gesto e percezione tonale.
Concludendo, il metodo Kodály non è una tecnica, ma una visione educativa fondata su coralità, ascolto e corpo. Per la scuola italiana offre dunque un quadro di riferimento solido e praticabile, capace di restituire continuità all’apprendimento musicale e centralità alla voce come strumento educativo. “Insegna la musica e il canto in modo che per l’alunno non siano una tortura, ma una gioia.” — Zoltán Kodály
E ora vi aspettiamo Pisa, il 7 e 8 Marzo 2026: Per Il Coro nella Scuola sarà una speciale 7° Edizione.

IL CORO NELLA SCUOLA – LA 6° EDIZIONE DEL SEMINARIO DI FORMAZIONE di ANDCI A GENZANO
