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Parte 2

Continua il nostro viaggio alla scoperta della metodologia Manos Blancas e dal Veneto ci spostiamo nel Lazio andando a intervistare Camilla Di Lorenzo: direttrice di coro romana, docente con una formazione ampia che integra musica, psicologia e danza. Specializzata in coralità infantile e giovanile, ha fondato e dirige numerosi cori. Ha una solida esperienza nell’insegnamento della metodologia Orff-Schulwerk, del metodo Dalcroze e in vocalità infantile e collabora con enti musicali e scolastici tenendo anche numerosi corsi di formazione. Da anni Camilla utilizza la LIS nei suoi molteplici progetti corali. 

Ecco la sua testimonianza.

Come hai conosciuto la metodologia “Mani Bianche”?

Ho fatto un corso alla Scuola Popolare di Musica con Naybet Garcia e Johnny Gomez e da lì ho cominciato a scoprire questo mondo. La Lingua dei Segni mi ha sempre affascinata, forse perché vengo dalla danza classica ed amo ogni forma di espressione corporea. Il segnato, per esempio, può essere più o meno armonioso, più o meno legato, soprattutto a livello corale: c’è una qualità espressiva che può essere esplorata in prova e donata poi al pubblico in concerto. 

Come ti sei formata? 

Ho seguito vari corsi di avvicinamento alla LIS, conseguendo anche un primo livello. 

Nella tua attività corale, utilizzi la LIS pura o rivisitata per adattarsi al fraseggio musicale?

Quello che faccio è sempre e solo mettere in musica le traduzioni di brani che mi arrivano da interpreti o performer LIS: le traduzioni devono sempre essere fatte da esperti qualificati e specializzati, che hanno ovviamente ascoltato la parte musicale e creato a loro volta la traduzione più adatta al brano e all’organico del coro che poi andrà ad eseguirla. Il mio compito è mettere in musica ed insegnare correttamente le traduzioni che ricevo, scegliendo dove inserire i segni in base alle esigenze musicali del coro.

In che modo utilizzi la LIS nella tua attività corale?

Non ho un coro “Mani Bianche”. Il coro Mani Bianche per definizione è formato da persone che segnano solamente; accanto a loro, c’è il coro di voci bianche che canta. 

Nei miei cori (il coro di voci bianche Voces Angelorum, il coro Teen Singers, il coro giovanile With Us), nel mio lavoro come insegnante di musica presso la Scuola Internazionale Montessori Nerina Noè e in tutti i laboratori che propongo, inserisco sempre uno o più brani in Lingua dei Segni ed è lo stesso coro o gruppo a cantare e segnare contemporaneamente.

Come imposti la prova di un canto con la LIS? 

I bambini o i cantori in questione devono prima sapere bene la parte cantata e solo allora inizio a spiegare la parte in LIS. Faccio in modo che anche i bambini più piccoli la comprendano a fondo e sappiano ripetere il significato di ogni segno, indipendentemente dal canto. 

Ho riscontrato, nella pratica, l’importanza di creare una sorta di automatismo corporeo attraverso la ripetizione dei segni: la costruzione della frase in Lis è differente da quella in lingua italiana e spesso ci si ritrova a cantare una parola e in quel momento a doverne segnarne un’altra; se vi fosse una corrispondenza perfetta si tratterebbe di “italiano segnato”. Avere memoria corporea della parte segnata indipendentemente da quella cantata aiuta molto soprattutto i bambini.

Abbinando poi la parte segnata al canto, faccio in modo che i ragazzi diventino loro stessi consapevoli che mentre si sta segnando una parola se ne sta cantando un’altra (oppure in alcuni casi segno e parola coincidono) o che un segno debba essere mostrato sul levare di una parola piuttosto che sul battere etc.:  deve essere tutto piuttosto preciso a livello ritmico quando un coro di bambini canta e segna contemporaneamente, ma questo non significa farlo in maniera meccanica.

Infine, lavoro sulla pulizia della parte in Lis, verificando la posizione di ogni segno di ciascun corista nel tempo e nello spazio (più a destra? più a sinistra? in alto?) e l’omogeneità di gruppo affinché tutti abbiano un segnato simile tra loro: essendo uno spettacolo anche visivo per il pubblico, il risultato deve essere armonico e fluido.

Prima dei concerti amo molto far ripassare la parte in Lis in assoluto silenzio: promuove ascolto reciproco e concentrazione.

Come scegli il repertorio da affrontare con la lingua dei segni? 

Tendenzialmente scelgo brani ad una voce, in maniera tale che sia agevole per i bambini aggiungere la parte segnata a quella cantata; cerco brani che non abbiano troppo testo, che non siano troppo veloci, e ciò permette di lavorare con cura del dettaglio. 

In quale range di età lavori con questa metodologia?

Dalla prima elementare ai 30 anni! Tengo molto a far cantare i brani in Lis ai miei tre cori insieme. I bambini si esprimono attraverso il corpo con piacere e spontaneità, ma già in adolescenza possono manifestarsi imbarazzo e vergogna, che poi possono amplificarsi o ridursi quando si diventa giovani adulti. Trovo prezioso mettersi in gioco a qualsiasi età, anche perché si sta facendo un’esperienza di bilinguismo!

Come reagiscono i tuoi coristi alla proposta di segnare un brano?

Sono sempre molto entusiasti. Gli scopi sono di integrazione e accoglienza: se tra il pubblico dovesse esserci una persona sorda, e ci è capitato, sarebbe un onore! Siamo noi, in quel momento, a diventare “disabili”, intendendo con questo termine una minore e/o differente abilità nel segnare rispetto ad una persona sorda, per la quale la Lis è la lingua madre. Agli udenti alle prime armi, per esempio, può capitare che facciano male le mani a forza di segnare oppure che si abbia la sensazione che il cervello vada quasi in fumo, e questo perché si stanno attivando delle sinapsi che normalmente non si attivano!

Ti racconto un episodio che mi è rimasto impresso. Diversi anni fa, avevo nel coro una ragazza con una sorella sorda dalla nascita. Assieme avevano fatto la traduzione di un brano del nostro repertorio. In un concerto, la sorella della mia corista è salita sul palco con il coro ed ha segnato entusiasta insieme a noi. Ciò che avrebbe potuto dividere le due sorelle, perché una poteva cantare e l’altra no, le aveva in realtà unite. 

Qual è la reazione del pubblico quando in concerto introduci canti segnati?

Il pubblico, anche quello più distratto e in vena di chiacchiera, si commuove sempre ed ammira in assoluto silenzio, segno che lo si sta toccando nel profondo.

Quali sono i punti di forza di questa metodologia?

In primo luogo, si tratta di un’esperienza di coordinazione motoria a cui non siamo abituati. Per il direttore è ancora più complesso, non solo perché si ritrova a dover segnare a specchio rispetto al coro (e quindi tendenzialmente non con la sua mano dominante) ma anche perché contemporaneamente deve riuscire, attraverso il respiro corporeo, a dirigere il pianista, a far ben comprendere un levare, un rallentando, un attacco dopo una corona. Sono solita definirlo un “segnato che respira”!

In secondo luogo, è un’esperienza di “ascolto nel silenzio”, aspetto molto carente nella società odierna. C’è poca pazienza, poca accortezza reciproca e il silenzio fa paura: si prova a renderlo meno spaventoso tenendo continuamente le cuffie nelle orecchie, trastullandosi sempre all’ascolto di qualcosa per evitare di ascoltare il proprio respiro e, di conseguenza, il proprio cuore. Quando con i cori lavoriamo sulla pulizia della parte segnata, io non parlo mai: correggo con il gesto, cerco di far capire attraverso la mia espressività cosa va migliorato e in che modo, e quei minuti di silenzio sono meravigliosi.

Personalmente poi ritengo infinitamente importante la ricchezza che deriva dal lavoro di rifinitura. Venendo dalla danza classica amo molto “pulire” un movimento, perfezionarlo, renderlo elegante. E’ come decorare al meglio una torta: più la nostra performance sarà curata e rifinita, più il pubblico fruirà di uno spettacolo visivo che gli toccherà il cuore. Correggere la posizione di un mignolo è importante tanto quanto correggere la posizione di una vocale durante i vocalizzi: ritengo educativo e costruttivo per i cori lavorare sulla precisione gestuale e sull’espressività corporea e facciale. 

Cosa diresti a un collega direttore di coro che è incuriosito ma non sa da dove partire?

Suggerirei di cercare un corso di sensibilizzazione alla Lis nella propria zona, per iniziare a fare pratica e ad entrare in contatto con il mondo e la cultura delle persone sorde. L’apertura porta alla crescita, alla fratellanza, all’evoluzione personale e a quella di chi ci avrà come insegnanti. 

Manos Blancas: quando il coro si fa inclusivo

About Post Author

Davide Fagherazzi

Davide Fagherazzi nasce a Belluno. Inizia gli studi musicali a sei anni e nel 2006 si diploma in pianoforte presso il Conservatorio ‘C. Pollini’ di Padova; si perfeziona poi presso la Fondazione Santa Cecilia di Portogruaro (VE). Nel 2005 inizia gli studi di direzione corale e nel 2007 quelli di Paleografia Musicale e Canto Gregoriano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e poi presso l’Abbazia di S. Giustina a Padova. Nel 2011 inizia gli studi di direzione d’orchestra con Andrea Gasperin e nel settembre 2013 entra all’Istituto ISEB di Trento dove studia direzione con Alex Schilling e José Rafael Pascual-Vilaplana, repertorio con Andrea Loss e strumentazione con Carlo Pirola. Nel 2017 inizia ad approfondire lo studio del canto lirico con il soprano Tatiana Aguiar. In parallelo alla sua attività artistica, consegue nell’ottobre 2011 la laurea magistrale in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Padova. Docente di informatica, marketing e organizzazione d’impresa, alterna l’attività di formatore con quella di musicista esibendosi regolarmente come pianista e come direttore di orchestre e formazioni corali. Nel 2011 fonda Nova Symphonia Patavina (http://www.novasymphoniapatavina.it/it/) di cui è attualmente direttore artistico e musicale. Email: davidefagherazzi@gmail.com
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