TEOLOGIA E LITURGICITÀ NELLA MISSA SYLLABICA DI ARVO PÄRT
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In attesa di concludere la nostra analisi sui canti dell’Ordinarium Missae, ci prendiamo una parentesi pur rimanendo sempre in tema. Il numero monografico che celebra i novant’anni del compositore estone Arvo Pärt ci offre questa ghiotta opportunità, in considerazione del fatto che la sua produzione di musica sacra costituisce una parte decisamente importante della sua intera opera creativa; non fermarsi – almeno in minima parte – a fare qualche riflessione rappresenterebbe indubitabilmente una occasione perduta. TEOLOGIA E LITURGICITÀ NELLA MISSA SYLLABICA DI ARVO PÄRT

Non sta certo a me descrivere minuziosamente la vita ed il percorso musicale di Pärt, cosa peraltro che è stata già fatta nelle pagine precedenti: tuttavia, in modo del tutto propedeutico, è bene ricordare che dopo un primo inizio in cui egli si accosta e si misura con la complessità di una non agevole scrittura sfociante nel “serialismo dodecafonico”, negli anni Settanta avviene una sorta di conversione, che produce un radicale cambiamento nello stile compositivo. Pärt, infatti, sembra quasi sfrondare e potare di ogni complicanza la sua musica, rendendola minimalista ed essenziale. Una sorta di neo-modalità, quindi, che trae le sue origini dall’antico canto gregoriano pur rimanendo in qualche modo collegato fortemente all’ambito tonaleggiante.

In tale contesto nasce la Missa Syllabica. Composta nel 1977, ossia nella piena fase di transizione e trasformazione del linguaggio del compositore estone, e rivisitata nel 2010, l’opera colpisce immediatamente per due aspetti caratterizzanti: l’estrema corrispondenza tra sillaba e suono (da qui il titolo dell’opera) e la assoluta essenzialità dell’armonia, che risulta sempre molto tesa ma per nulla urtante. Fu eseguita in prima assoluta presso il circolo studentesco del Politecnico di Riga, il 28 ottobre 1977: gli interpreti furono un quartetto di solisti con alcuni strumenti antichi e, curiosamente in quella circostanza, il titolo fu “Test”, onde essere successivamente cambiato appunto in Missa Syllabica. Lo stesso ensemble musicale eseguì l’opera per la prima volta in Estonia il 15 maggio 1978, precisamente nell’aula magna dell’Università di Tartu. Come già detto più sopra, la Messa è stata spesso oggetto di rivisitazioni da parte dell’autore che, nel corso degli anni, ha creato versioni differenti a seconda degli organici e delle strumentazioni prescelte.

La Missa syllabica è una delle prime composizioni di stile tintinnabuli (in latino campanelli), secondo il quale le tre note di una triade sono come campane e le altezze prendono forma dalla lunghezza delle parole, mentre ritmi e pause sono stabiliti in corrispondenza alla struttura del testo e alla alternanza fraseologica: si evince in questo aspetto la vicinanza con il canto gregoriano, ove si riconosce nitidamente il testo medesimo (costituito gerarchicamente in unità verbali, semifrasi, frasi e periodi) e la scansione ritmica, che non è ottenuta dalla successione numerica bensì dalla accentuazione, vuoi della parola o del più ampio contesto descrittivo: “Ho contato il numero di sillabe, virgole, punti e accentuazioni. A volte può emergere inconsciamente un forte legame con il significato della parola, ma fondamentalmente non è determinante. Cerco di mantenere una certa distanza dal testo e, idealmente, immagino una salmodia completamente oggettiva, che si ascolta in chiesa ed emerge da un singolo suono. In questo modo, il suono sarebbe come una lingua internazionale1

Va poi sottolineato il senso di aleatorietà e di relativa assenza di tensione emotiva, ottenute dalla apparente mancanza di una nota fondamentale, di una tonica in sostanza, per fissare la base tonale congiuntamente ad un modo particolarmente interessante di esprimere l’effetto dissonante. L’armonia di Pärt è quindi percettibilmente tonale benché non funzionale, nel senso che ogni elemento della triade può diventare nota fondamentale oppure semplicemente suono armonico in completamento dell’accordo: tale sostanziale mancanza di punti di riferimento all’orecchio non risulta tuttavia essere un difetto bensì un valore aggiunto nella composizione.

Dice ancora lo stesso Arvo Pärt: “Non volevo aggiungere troppe mie emozioni e comprensioni personali; volevo usare le parole in modo oggettivo, in modo che potessero avere una funzione liturgica. Ho cercato di codificare ogni parola, prestando particolare attenzione, ad esempio, ad assicurarmi che ogni sillaba finale si risolvesse nella tonica. Naturalmente, il semplice metodo matematico di costruzione delle frasi deriva dalla mia esperienza con la musica antica, una tradizione che mi era diventata cara. Attingendo solo a questa tradizione e pratica, sono stato in grado di dare vita a questi numeri morti2.

Alla luce delle considerazioni fin qui riportate, passiamo ora ad analizzare brevemente alcuni passaggi significativi della Missa Syllabica, in particolare il Kyrie, il Gloria e l’Ite Missa est.

Kyrie Eleison

La forma prescelta è quella a “nove”, ossia tre Kyrie, tre Christe e tre Kyrie conclusivi, e la struttura è prettamente essenziale, puramente sillabica senza alcuna eccezione. La voce superiore (o sarebbe più appropriato definirla prima voce) canta la stessa melodia, quasi fosse una sorta di tema ostinato; la seconda voce funge da controcanto servendosi di tre sole note (re, fa, la) presentate in modo differente in due combinazioni melodiche:

Frammento A

Frammento B

 

Il Christe, se possibile, diminuisce ancora di più la sua consistenza, fino al quasi totale minimalismo: infatti la seconda voce produce un contro canto con la sola alternanza del re e del la. Nei tre Kyrie conclusivi, mentre la prima voce riprende senza modificarlo il tema iniziale, la seconda inverte le proprie melodie, proponendole in modo alternato e cambiando di fatto i valori all’interno del brano: in sostanza si parte dal frammento B, cui si fa seguire A per chiduere nuovamente con B. Il risultato è un sinuoso frammento armonico che, tra dissonanze di seconda e cambi di parti, produce un effetto molto modale offrendo all’ascoltatore una sensazione di “sospensione”, di mistero. Dal punto di vista teologico-liturgico, questo atteggiamento è l’intento del Kyrie, una invocazione Cristologica in forma vagamente litanica che, finalmente svincolata dal carattere esclusivamente penitenziale, porta il fedele al cospetto del Figlio e gli fa cantare ostinatamente la richiesta di tenero amore3.  

Arvo Pärt, Ph by Eric Marinitsch 2011

Gloria in excelsis Deo

Sia la visione della partitura che l’ascolto donano l’impressione che Pärt volesse quasi ricercare l’effetto dell’alternatim: così è, in realtà. Il prolisso testo del Gloria (ben diverso quindi da trattare rispetto al Kyrie) è diviso per periodi nei quali si alternano appunto due tipi di melodie: la prima, a due voci, che cantano a parti più strette e, diremmo, intimamente ravvicinate, mentre nella seconda le parti si allontanano dando la sensazione di maggiore larghezza e solennità. È grazie a questo stile che il testo ad esse giustapposto prende una sostanza differente, interscambiando sentimento introspettivo ad anelito di ampiezza, mantenendo sempre alta la tensione sonora nelle dissonanze, ma curando di risolvere la cadenza finale sulla tonica di turno, ad eccezione di alcune frasi lasciate irrisolte e sospese, in modo da creare una sorta di continuità di collegamento. L’alternatim appare, quindi, un dialogo serrato, mai violento, sempre improntato all’austerità, ciononostante di altissimo effetto e di grandissimo pathos interiore.  

Ite, Missa est

Pur non essendo un testo contemplato nel Kyriale come parte integrante dell’Ordinarium Missæ, l’Ite è stato musicato da molti autori ed anche Pärt ha evidentemente optato per tale scelta.

Le voci lavorano in raddoppio, in estrema essenzialità e per moto contrario a due a due; sia nel caso dell’invito che in quello della risposta, la conclusione è su nota unisona all’ottava (re). Le formule proposte nelle due semifrasi ridondano sul re che ritroviamo al termine di ogni parola, sempre come accadrà nelle cadenze; qui sembra di leggere quasi una sorta di “ispirazione teologica”: il compimento della Messa non è la fine, bensì il principio e l’origine della reazione dell’uomo di fede, chiamato a portare all’esterno i frutti del sacramento celebrato. L’ascolto di così poche note diventa emblema di solennità e di maestosità, richiamando gli effetti della polifonia antica cantata secoli addietro tra le austere volte di Notre-Dame.

In conclusione, pare opportuno prendere in prestito questa bella immagine del grande autore estone che è stata dipinta da Fabrizio Basciano in un suo articolo apparso sul “Fatto Quotidiano”: “Arvo Pärt, la cui etichetta di minimalismo sacro affibbiatogli da qualche critico un po’ inesperto risulta, anche a detta dello stesso compositore, limitante e fuorviante, è certamente uno di quegli artisti, uno di quei compositori che non hanno rinunciato a comunicare col grande pubblico, in un compromesso possibile quanto vincente. Un esempio per tutta una schiera di compositori e musicisti d’area colta che cercano vie d’interazione con nuovi possibili uditori, al di là e finalmente fuori da quella terribile torre d’avorio che nel XX secolo ha ospitato tanti, forse troppi, musicisti d’ogni sorta5.

 

1Arvo Pärt, contenuto in https://www.arvopart.ee/en/arvo-part/work/569/ ivi presente a tutto il 20 maggio 2025 ore 08:00.

Vedi nota 1.

Vedi al proposito E. Vercesi, “I canti della Messa, l’Ordinarium Missæ: Kyrie eleison”, in Dirigo, N. 1 – Aprile 2023, pag. 59.

4Le immagini degli estratti musicali sono prese da YouTube attraverso screenshot delle pagine riferite ai singoli brani ed ivi presenti a tutto il 19 maggio 2025 ore 22:00. 

Arvo Part, il compositore estone che porta il grande pubblico negli auditorium – Il Fatto Quotidiano, presente sul web a tutto il 20 maggio 2025 ore 9:00.

About Post Author

Enrico Vercesi

Enrico Vercesi nasce a Broni (PV), l’8 ottobre 1972. Si è formato presso l’Istituto Pontifico Ambrosiano di Musica Sacra. Ha insegnato Canto Gregoriano, Direzione di Coro e, in particolare, Musicologia Liturgica, in diversi corsi in Italia e ha pubblicato svariati articoli, in Italia e all’estero. Come compositore ha scritto numerose pagine di musica per la liturgia, due cantate e un unico oratorio. Dal 2018 è Maestro della Cappella Musicale della Basilica - Santuario Madonna della Guardia di Tortona ove dirige il Coro “San Luigi Orione”; è organista titolare della Parrocchia di Stradella (PV), insegna presso l'Accademia Musicale di “Città di Stradella” e collabora stabilmente con la Cattedrale di Tortona. È insegnante ai corsi di formazione per cantori e direttori di coro della diocesi di Tortona, unitamente a L. Dellacasa, Padre M. Ferraldeschi, ofm e al Vescovo, S.E. Mons. Vittorio Francesco Viola, ofm. Email: enrico.vercesi@gmail.com
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