Manos Blancas: quando il coro si fa inclusivo
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Da qualche mese è nato anche a Padova un coro di voci bianche che inserisce nel proprio repertorio brani cantati e segnati con la lingua dei segni, un progetto ispirato al rivoluzionario metodo venezuelano “Manos Blancas”, dove bambini e ragazzi con e senza disabilità si incontrano nella meravigliosa armonia del canto segnato.

Per l’occasione abbiamo deciso di approfondire la metodologia Manos Blancas intervistando alcuni direttori italiani che hanno abbracciato questa pedagogia, raccogliendo le loro preziose esperienze per diffonderle tra i direttori di coro.

Il nostro viaggio inizia dal Coro Mani Bianche del Veneto, diretto dal M° Chiara Cattapan. Attraverso le sue parole scopriremo come il metodo Manos Blancas si sia radicato nel territorio veneto e quali sfide e soddisfazioni comporti dirigere un coro così speciale.

Manos Blancas: quando il coro si fa inclusivo
Chiara Cattapan

Come hai conosciuto la metodologia “Mani Bianche”?

Ho conosciuto la metodologia Manos Blancas attraverso una ricerca personale e professionale rispetto alla relazione musica e disabilità. In rete ho trovato numerosi contributi dei fondatori venezuelani della metodologia, Johnny Gomez e Naybeth Garcia, e mi sono subito ritrovata nell’obiettivo di promozione della musica nei giovani attraverso la pratica collettiva della musica d’insieme, rendendola accessibile anche per chi non è in grado di cantare a causa di diverse disabilità. Poi con l’associazione di cui faccio parte, Associazione “Sei per la Musica” di Castelfranco Veneto, abbiamo intrapreso un percorso diventando nucleo del sistema italiano delle orchestre e cori giovanili e dando vita così ad un’orchestra sociale – “Orchestra giovanile in 5/4” – a Riese Pio X di Treviso e al Coro Mani Bianche del Veneto a Vedelago, sempre nella provincia di Treviso.

Come ti sei formata? 

Ho eseguito numerosi corsi di formazione sulla metodologia Manos Blancas con i fondatori venezuelani, Johnny Gomez e Naybeth Garcia, e con il team del Coro Mani Bianche Roma: Maria Grazia Bellia, Tullio Visioli e Mimma Infantino. Parallelamente mi sono formata nella LIS, la lingua dei segni italiana, frequentando dei corsi organizzati dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Come è nato il Coro Mani Bianche del Veneto?

Il Coro Mani Bianche del Veneto nasce all’interno dell’Istituto Comprensivo di Vedelago, dove io insegno, in collaborazione con l’Associazione “Sei per la Musica” di Castelfranco Veneto. Già dal 2008 avevo formato un coro d’istituto, un progetto verticale, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo e secondo grado; dal 2015 questo progetto si è trasformato nel Coro Mani Bianche del Veneto. Il Coro nasce quindi come ampliamento dell’offerta formativa della scuola ma è aperto indistintamente a tutti i bambini e ragazzi del territorio a partire dalla classe prima della scuola primaria.

Ha lo scopo di offrire, a partire dalla scuola primaria, un ambiente di vera integrazione per i bambini e ragazzi. Infatti nel coro si integrano bambini, e ragazzi, normodotati e/o con varie disabilità (di udito, di linguaggio, di apprendimento, di movimento) che interpretano la musica attraverso la voce e coreografando la musica e il testo con la LIS calzando dei guanti bianchi.

Nella tua attività corale, utilizzi la LIS pura o rivisitata per adattarsi al fraseggio musicale?

Il coro Mani bianche del Veneto è uno dei cori italiani che ha scelto di non realizzare due cori distinti, uno segnante e uno cantante, ma di lavorare con un unico coro che canta e segna contemporaneamente, dando la libertà ai ragazzi di scegliere il proprio canale comunicativo privilegiato: possono essere entrambi i canali, oppure quello vocale, oppure quello manuale. Ecco perché la parte segnata che si usa nelle esecuzioni e nello studio del repertorio è a volte usata in modo flessibile: quasi mai è lingua dei segni pura perché deve appunto armonizzarsi anche con il vocale che viene fatto nella lingua italiana. Molto spesso si usa l’italiano segnato e, qualora sia possibile, la lingua dei segni.

Qual è il rapporto tra vocalità e gestualità all’interno del coro?

La relazione tra segno e voce è molto stretta: a volte il segno segue la voce, a volte la voce segue il segno; per questo il direttore deve studiare attentamente l’andamento melodico e armonico del brano prima di passare alla traduzione nella gestualità e nella espressione vocale.

L’elemento distintivo rispetto a un coro vocale è sicuramente una diversa motivazione: in questo caso la musica diventa canale e non scopo, il canale di inclusione, il canale di crescita, un canale di crescita personale attraverso la musica.

Come imposti le prove? 

Essendo la lingua di segni una lingua a tutti gli effetti, è importante che i bambini e i ragazzi la conoscano.  Ogni anno io organizzo dei corsi, sia per i ragazzi che per i genitori (quando possono partecipare), proprio perché questa lingua non rimanga ad uso esclusivo di pochi, ma si veicoli e possa diventare veramente un linguaggio per tutti. Gli incontri vengono gestiti in funzione della conformità del gruppo presente di volta in volta, perché i ragazzi con disabilità non sempre sono presenti alla prova oppure hanno tempi ridotti rispetto agli altri ragazzi. Ogni brano ha una parte vocale e una parte segnante; impariamo prima la parte vocale e poi la traduciamo in lingua dei segni. Molto spesso, la traduzione viene fatta con i ragazzi: scegliamo il segno, la sua direzionalità e le varie sfaccettature di significato rispetto al testo. Questa scelta condivisa è fatta perché non voglio venga “calata dall’altro”: deve essere un significato condiviso con loro, altrimenti non riescono a fare il passaggio dell’emozionalità del testo e del segno.

La presenza di ragazzi con disabilità all’interno del Coro non modifica l’impostazione della prova: il lavoro della voce e del segno viene fatto indipendentemente dalla presenza o meno di ragazzi disabili. I tempi sono studiati rispettando appunto le esigenze di questi ultimi, che però sono simili a quelle dei bambini più piccoli (come per esempio un tempo di attenzione minore). Con la presenza di ragazzi con disabilità, ciò che cambia è che nel team di lavoro non si può mai essere da soli o in due (nel caso in cui ci fosse un direttore per la parte vocale e uno per la parte segnata): bisogna avere uno staff pronto per le diverse esigenze dei ragazzi e quindi diventa in questo senso più impegnativo rispetto a un coro senza presenza di disabilità.

Il team di insegnanti che segue il coro si confronta regolarmente con una psicopedagogista che segue i ragazzi in modo da verificare sempre le criticità o le diverse modalità che si devono introdurre rispetto alle disabilità dei ragazzi.

Come scegli il repertorio? 

Il repertorio viene molto spesso scelto insieme ai coristi: i ragazzi sono molto propositivi rispetto a quello che vogliono cantare. Poi avviene una mediazione professionale con il team di insegnanti che verifica la fattibilità e la collocazione all’interno di un repertorio concordato.

In quale range di età lavori con questa metodologia?

Le età con cui lavora il Coro Mani Bianche del Veneto vanno dai 6 anni in su: scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado e per alcuni casi di ragazzi con disabilità anche oltre. 

Come reagiscono i tuoi coristi alla proposta di segnare un brano?

Non è che i ragazzi sono sorpresi quando vengono a “cantare con le mani”, se così si può dire, perché comunque ormai nel territorio questo Coro è una realtà conosciuta. Piuttosto, a volte bisogna spingerli a cantare con la voce perché è molto più affascinante a volte segnare la musica con le mani.

Che relazione si instaura tra bambini/ragazzi normodotati e bambini con disabilità all’interno del coro?

La finalità del coro Mani Bianche del Veneto è sicuramente l’inclusione e per questo l’attenzione principale viene data non tanto al prodotto finale, all’esecuzione dei brani, ma piuttosto al processo, alle modalità con cui si svolge la lezione e il concerto. I ragazzi sono guidati all’attenzione l’uno verso l’altro, a prendersi cura l’uno dell’altro, a fare attenzione alle modalità di relazione (che per alcuni ragazzi con disabilità sono molto delicate). Un po’ alla volta si arriva a far sì che l’insegnante sia un regista, fuori dalla scena, e i ragazzi si autogestiscono con il bambino più grande che fa da esempio al piccolo e propone un aiuto sia fisico che musicale.

Nei bambini che partecipano a questo progetto notiamo una crescita relazionale, confermata negli incontri che facciamo con le maestre o gli insegnanti dei ragazzi stessi che ci riferiscono una sensibilità accresciuta, una particolare attenzione e rispetto verso l’altro. Questo è l’obiettivo principale del Coro.

Cosa succede in un concerto del Coro Mani Bianche?

I concerti del Coro sono sempre molto emozionanti, principalmente per i ragazzi. Molto spesso i ragazzi si “dimenticano” che c’è un pubblico che li ascolta, proprio perché sono completamente immersi nella performance. Sono concentrati sulla trasmissione di emozioni attraverso il loro movimento e la loro voce.

Un’esperienza molto bella che abbiamo vissuto durante un concerto e che ci ha preso assolutamente alla sprovvista è stata questa: durante una canzone una ragazza si messa a piangere perché nella canzone ha rivissuto il dolore della perdita di una persona cara ed è stato veramente emozionante perché tutto il coro, continuando a cantare, in quel momento è andato attorno alla ragazza e ha continuato a cantare in un grande abbraccio. Questa è una cosa che se io l’avessi organizzata non avrei potuto farla in modo così speciale.

Pensi che questo tipo di metodologia possa essere adottata anche dai cori tradizionali?

Non so se questa modalità di lavoro possa essere trasferita in un coro vocale tradizionale. Ho avuto alcune esperienze con dei cori con cui abbiamo collaborato e in quell’occasione il coro ha provato a segnare. Non è semplice, proprio perché per formazione i cori tradizionali sono concentrati sull’esecuzione vocale e quindi aggiungere un’altra modalità di comunicazione non è una cosa semplice.

Qual è, secondo te, il valore artistico di questo progetto, al di là dell’aspetto sociale?

Il valore artistico del progetto è sicuramente legato al grande studio da parte del team di insegnanti rispetto alla relazione musica-parola, che deve risultare spontaneo nell’esecuzione, ma che deve essere studiato nel dettaglio dal gesto iniziale a quello finale.

Avete collaborato con altre realtà di cori mani bianche?

Il Coro ha collaborato in diverse occasioni con altri cori mani bianche, quasi sempre con la supervisione di Johnny e Naybeth, i fondatori venezuelani del Manos Blancas. Queste occasioni sono fondamentali per potersi confrontare sulla metodologia che comunque cambia a seconda del gruppo che si dirige: cambia a seconda dei ragazzi presenti nel coro, a seconda delle età etc. ma sempre nel rispetto della musica, del rapporto tra segno e parola e nel valore che il segno e la parola hanno all’interno della performance musicale.

Questi incontri sono sempre un’occasione di grande crescita personale e professionale.

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Davide Fagherazzi

Davide Fagherazzi nasce a Belluno. Inizia gli studi musicali a sei anni e nel 2006 si diploma in pianoforte presso il Conservatorio ‘C. Pollini’ di Padova; si perfeziona poi presso la Fondazione Santa Cecilia di Portogruaro (VE). Nel 2005 inizia gli studi di direzione corale e nel 2007 quelli di Paleografia Musicale e Canto Gregoriano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e poi presso l’Abbazia di S. Giustina a Padova. Nel 2011 inizia gli studi di direzione d’orchestra con Andrea Gasperin e nel settembre 2013 entra all’Istituto ISEB di Trento dove studia direzione con Alex Schilling e José Rafael Pascual-Vilaplana, repertorio con Andrea Loss e strumentazione con Carlo Pirola. Nel 2017 inizia ad approfondire lo studio del canto lirico con il soprano Tatiana Aguiar. In parallelo alla sua attività artistica, consegue nell’ottobre 2011 la laurea magistrale in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Padova. Docente di informatica, marketing e organizzazione d’impresa, alterna l’attività di formatore con quella di musicista esibendosi regolarmente come pianista e come direttore di orchestre e formazioni corali. Nel 2011 fonda Nova Symphonia Patavina (http://www.novasymphoniapatavina.it/it/) di cui è attualmente direttore artistico e musicale. Email: davidefagherazzi@gmail.com
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