La luce come suono: simbolismo e costruzione musicale nella scrittura corale contemporanea
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Un direttore di coro sa (o perlomeno dovrebbe sapere) benissimo quanto il respiro sia importante nella pratica musicale: lo è sia dal punto di vista fisico, ossia della corretta respirazione e della sua consapevolezza quando si canta e si suona, ma lo è altrettanto dal punto di vista musicale, cioè delle scelte interpretative e fraseologiche. Soffermandosi sul secondo aspetto si può notare che, quando non siano indicati in maniera esplicita dal compositore i punti dove respirare, in ogni brano se ne possono trovare alcuni che risultano logici ed immediati, mentre altri sono dubbi e passibili di interpretazioni differenti. In quest’ultimo caso, per fare una scelta, ci si può affidare alla logica analitico-compositiva, altre volte alle necessità acustiche del luogo dove si esegue il brano o alla composizione dell’organico del coro, altre volte ancora il direttore segue semplicemente il proprio gusto musicale. Il celeberrimo Magnificat di Arvo Pärt in molti suoi punti pone di fronte a questi dilemmi “respiratorî”.

Vediamo in che modo.

Introduzione

Nell’arte del XXI secolo le discipline artistiche non vivono più in comparti separati: musica, pittura, luce, video e parola diventano strumenti di un unico linguaggio poetico e percettivo. L’artista contemporaneo si muove fra questi codici con libertà e sensibilità, creando un’arte capace di connettere dimensioni visive, sonore ed emotive.

Fra i materiali simbolici più potenti emerge la luce, che da semplice elemento visivo si fa materia del suono, sostanza spirituale, principio creativo e fonte di emozione. Immateriale ma evocativa, la luce è divenuta nel Novecento un linguaggio autonomo, un segno che attraversa le arti figurative e musicali come principio di rivelazione e di trascendenza.

Fin dall’antichità luce e suono sono intimamente connessi: l’OM delle religioni orientali, i canti gregoriani che si levano nel silenzio delle abbazie, la poesia dantesca in cui musica e luce rappresentano il cammino verso Dio. Grandi musicisti — da Bach a Händel, da Haydn a Beethoven, fino a Schönberg, Messiaen e Pärt — hanno espresso la luce nel suono, rendendo la musica non più solo simbolo teologico ma esperienza percettiva e spirituale, capace di elevare l’anima e di generare speranza.

La luce come sostanza del suono

Nella mia scrittura corale la luce— tema ricorrente in molti brani — non è soltanto immagine o metafora, ma principio generativo: una materia viva che modella armonia, melodia, ritmo e timbro. È la forza che unifica le dimensioni poetiche, teologiche ed emotive, dando forma a un linguaggio sinestetico, in cui il suono diventa luce e la luce si trasforma in suono.

Monica Nasti con Ko Matsushita e il Coro Metropolitano di Tokyo dopo la premiazione del brano “You Are a Star – Stella Es”, vincitore del Japan ICCC 2025

Questo tema attraversa molte delle mie opere, ma trova la sua piena espressione in una tetralogia luminosa composta da quattro brani:

  • Luce Eterna (SATB a cappella, 2021)
  • Lucis creator optime (SSAA a cappella, 2022, Ed. Sonitus, 2° Premio al Concorso “Giancarlo Facchinetti” 2022)
  • Armoniae Lucis – Somnium (SATB a cappella, 2025)
  • You Are a Star! – Stella es! (SATB a cappella, 2025, Ed. ICOT, vincitore dell’11° Japan International Choral Composition Competition, Tokyo 2025).

In ciascuna di esse la luce si manifesta in forme differenti: come emanazione divina, come energia che dà origine al mondo, come forza redentrice o come valore che risplende nell’essere umano.

In Lucis creator optime, ad esempio, la luce nasce dal silenzio come atto di creazione divina e dà origine al mondo.

In You Are a Star!, dedicato al tema del bullismo, diventa energia interiore, scintilla di coraggio che resiste alle ombre della solitudine e dell’emarginazione. 

Nella coda — come anche nell’Intro — si trova una delle più suggestive traduzioni musicali della luce che io abbia mai scritto: per evocare il luccichio delle stelle, le voci intonano la parola STAR in un’eco sfalsata e non sincronizzata, con un delicato effetto swell. Gli appoggi sforzati e asimmetrici disegnano un cielo sonoro punteggiato di bagliori.

I primi due brani sono speculari: il primo discende dal cielo verso la terra, il secondo risale dall’anima verso la luce.

In Luce Eterna, ispirata al XXXIII canto del Paradiso dantesco, la luce è presenza divina che trasfigura ogni cosa dall’interno, simbolo dell’amore che muove il cosmo e purifica l’anima.

In Armoniae Lucis (Somnium), invece, la luce è segno di pace, rinascita e bene umano: la forza interiore che trasforma il dolore in speranza. Celebra la bontà come una costellazione di frammenti luminosi — gesti d’amore, di perdono, di solidarietà e di speranza — che, unendosi oltre l’oscurità, nell’immensità dell’universo, si raccolgono in un unico raggio di luce: la Pace.  Il vero Natale, suggerisce il brano, nasce quando ognuno sceglie di essere luce per gli altri.

In queste opere la sinestesia è fondante: l’ascolto diventa visione, l’armonia è spazio, la melodia è irradiazione. 

Da questa concezione nasce il mio modo di pensare la luce: non come un’immagine, ma come un processo sonoro, metafora del ritmo dell’esistenza. Essa nasce dal silenzio, cresce, si espande, vibra e si dissolve. La luce, come la vita, nasce, cresce, si trasforma e ritorna: ciclo umano e naturale del suono e dell’essere.

Questa visione trova la sua più compiuta espressione musicale in Lucis creator optime, dove il suono si fa luce e la musica diventa preghiera, atto di contemplazione e di unione con il divino attraverso il respiro del suono.

Riflessione poetico–analitica su Lucis creator optime — La Luce che Crea

In questo brano, che rielabora l’inno vespertino gregoriano dedicato a Dio Creatore della Luce, non intendo descrivere la luce, ma restituirne il gesto originario in modo interiore e simbolico: la sua nascita dal nulla, la crescita, l’espansione nello spazio e la dissolvenza nel silenzio. Questo movimento rappresenta il gesto stesso della creazione, simbolo di rinascita, di speranza e della presenza divina che rinnova la vita.

Il brano, di forma binaria ritornellata (Intro – A – B + Coda), sviluppa la sinestesia fra luce e suono attraverso l’uso di armonie modali e pandiatoniche, quarte e quinte parallele, accordi sospesi e add., none maggiori e minori, cluster luminosi e timbri trasparenti che danno al coro una qualità diafana e contemplativa.

La nascita della luce

(Intro batt. 1–5 – “Lucis creator optime”; Tema A: batt. 6–10)

Il brano si apre in Re dorico, modo arcaico ma luminoso, sospeso fra maggiore e minore: il chiarore dell’alba fra ombra e luce. Le due voci gravi intonano un pedale di T, su cui si scolpisce le parole Lucis Creator. Quel pedale al grave rappresenta la terra, il punto d’origine da cui la luce comincia a emergere (la luce che parte dal basso). Sopra, la melodia pura del Contralto 1 si innalza come un primo raggio d’alba, seguita dalle voci acute dei Soprani, che vanno per quarte e quinte parallele, che disegnano il progressivo schiarirsi del giorno.

La luce non appare improvvisamente: emerge lentamente dal buio.  Non vi è contrasto, ma lenta fioritura: la luce si fa corpo e la materia sonora gradatamente si anima.

La luce si fa materia e si diffonde

(batt. 11–20 – “Lucem dierum proferens”)

Sfumando in Re eolio dove triadi sospese (add2, sus4) si intrecciano a settime maggiori, contrasti tra soprani e contralti (in alternanza imitativa) creano una rifrazione sonora, come raggi che si moltiplicano. Le voci entrano una dopo l’altra in imitazione, in crescendo e con moto ascendente, come stelle che si accendono nel cielo notturno. Luce che comincia a diffondersi.

Poi, con una dolce caduta dinamica, entra il soprano solo, sostenuto da un tappeto di vocalizzi medio-bassi: è la scintilla primordiale, il motivo germinale, che darà slancio alla successiva fusione con il Tutti, nella piena irradiazione della luce che seguirà. Il suono cresce, si espande, vibra nello spazio: la luce, da atto interiore, diventa comunione, canto condiviso, manifestazione collettiva.

L’irradiazione totale

(batt. 21–36 – “Qui mane iunctum”)

La trama inizialmente statica, che poi si anima in episodi contrappuntistici, ora sfocia nel tema luminoso B, sillabico e omoritmico, dove le quattro voci occupano l’intero spazio acustico. L’armonia, oscillando fra il modo eolio di La e quello di Re, si arricchisce di triadi con note aggiunte e pedali luminosi, generando una scrittura pandiatonica che accentua la trasparenza del tessuto sonoro.

La luce ora si dispiega completamente. I gesti musicali e cosmici si rispecchiano. I gesti sonori testurali impiegati finora contribuiscono a intensificare il senso della nascita della luce, dal primo raggio incerto — la singola voce femminile grave su pedale iniziale — fino alla piena irradiazione nello spazio, evocata dai brevi movimenti imitativi che culminano in un andamento sillabico e omoritmico, che coinvolge tutte le voci occupando l’intero spazio acustico.

Monica Nasti premiata da Ko Matsushita — direttore artistico del Tokyo International Choir Competition e del Japan International Choral Composition Competition (Japan ICCC) — dopo l’esecuzione di “You Are a Star – Stella Es”, composizione contro il bullismo per coro misto SATB a cappella sele zionata tra 111 oper e provenienti da 31 P aesi del mondo.

Ripresa e dissolvenza

(batt. 36–66 – “Caeleste pulset ostium”)

Dopo l’apice, il suono si fa sottile: la scrittura si rarefà, come se la luce tornasse al suo stato etereo. Riemerge il tema A, affidato a quattro voci soliste su pedale grave: è il tramonto che prelude a una nuova alba. La luce, dissolta, però è pronta a rinascere ancora

Ritornano, infatti, gli episodi imitativi e blocchi omoritmici del Tutti (Tema B, batt. 51–66) che evocano la progressiva diffusione e la completa irradiazione della luce. In questa ripresa si rinnova il processo ciclico della creazione: dal bagliore iniziale del Tema A alla piena espansione luminosa del Tema B.

Trasfigurazione della luce

(batt. 66–74 – “Lucis creator optime”)

Il tema anacrusico dell’introduzione ritorna ora trasfigurato: se all’inizio era una scintilla solitaria, ora si espande in forma imitativa tra le quattro voci, sfalsate su differenti punti metrici. Quella scintilla iniziale si è fatta onda, si è propagata, e la luce non appartiene più a una sola voce ma a tutto il coro: la luce, prima individuale, diventa universale, avvolge e unifica. 

Nelle batt. 75–81 qusto tema viene trasfigurato con un phasing ravvicinato delle voci, creando un movimento perpetuo e crescente: un fiume di luce che sale verso gli acuti, culminando in un grandioso crescendo. Le armonie si elevano su un pedale di Si, dando origine a verticalità luminose e a cluster che evocano la luce bianca totale, somma di tutte le frequenze.

È il culmine dell’opera: la luce non è più fisica, ma spirituale, simbolo della presenza divina che permea il cosmo. Ogni voce è un raggio, ogni ritardo un riflesso. La musica diventa energia creativa, un’alba sonora che tocca il cielo.

Apoteosi, dissoluzione e silenzio

(batt. 82–87 – “Amen”)

Il moto crescente si distende infine in un rallentando che culmina nella grandiosa luce finale dell’Amen, su accordo di Fa maggiore con terza piccarda. È una chiusura radiosa e solenne che amplifica la luminosità fino alla massima espansione.

Non è una conclusione, ma una trasformazione: il suono non si spegne, si apre in una quiete luminosa, in un silenzio vibrante che continua a risuonare. La musica non termina: si trasfigura in respiro interiore, in pace. Il gesto musicale coincide con il gesto cosmico della creazione: dal silenzio nasce la luce, dal suono la vita, dal dissolversi la rinascita 

About Post Author

Monica Nasti

Monica Nasti è diplomata in Pianoforte, Didattica della Musica, Strumentazione per Banda e Composizione, con Diploma Accademico di II livello in Composizione con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Bari, perfezionandosi con I. Fedele. Compositrice versatile, scrive per voci e strumenti in organici diversi, spaziando tra musica colta contemporanea, per didattica, sinfonica, corale sacra e profana, cinematografica, jazz/world, teatro musicale.. La sua produzione è rivolta soprattutto al repertorio corale, con un linguaggio che unisce sperimentazione e accessibilità, caratterizzato da lirismo, sensibilità cinematografica e una scrittura fluida e comunicativa, capace di passare da momenti intimisti ad altri più impetuosi senza eccessi drammatici. Le sue opere sono premiate in concorsi nazionali e internazionali, tra cui Federcori, Feniarco, ARCoPu, AERCO, ASAC Veneto, ANDCI, New Dublin Voices, ICOT (Tokyo).. Nel 2025 vince l’11° Japan International Choral Composition Competition e il concorso internazionale Cry of the Earth del progetto The Ecovoice Project di Chicago. È docente di Teoria, Ritmica e Percezione musicale al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli.
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