
Qualche tempo fa la mia collega e amica Fiorella mi raccontava di un regalo che aveva scelto con attenzione per una persona particolare: un foulard ispirato a un’opera di Piet Mondrian. Me ne descrisse i dettagli con entusiasmo: «C’erano quadrati e rettangoli di nero, verde bosco e blu, cammello beige, marrone, con figure che si incrociavano con precisione geometrica. Sembrava quasi che ogni elemento trovasse il suo posto in una griglia armonica, rigorosa ma viva».
Mondrian con la sua arte neoplastica, volle rappresentare come un piccolo universo ordinato – aggiunse – dove ogni colore respira accanto all’altro. Dove il silenzio dello sfondo fa parlare le forme. È un equilibrio che emoziona».
Poi, quasi sottovoce, disse: «Per me è un inno all’utopia».
Quella parola – utopia – cominciò a risuonare con forza dentro di me. Non ne parlammo a lungo ma trattando di altro (e non solo di foulard, ma di arte, di musica, di spiritualità, di futuro) riflettemmo su quanto fosse necessario, oggi più che mai, osare visioni ampie, cosmiche, capaci di toccare l’anima e di generare senso. E fu proprio da quel breve confronto dialogico che si materializzò la ragione per cui certe scelte siano nate, maturate e si siano concretizzate: non per caso, non per strategia, ma perché abbiamo osato mettere in atto una visione. Solo così – ci dicemmo – i progetti diventano vita, e l’utopia smette di essere un’illusione per diventare una forma di realtà possibile.
È da quel seme, da quello slancio condiviso, che ha preso forma – con lucidità e passione – l’ANDCI, l’Associazione Nazionale Direttori di Coro Italiani.
C’è un momento, nella vita di ogni musicista, in cui si sente il bisogno di qualcosa di più grande della propria voce, del proprio coro, del proprio percorso. Un bisogno che non ha a che fare con il successo personale, né con il riconoscimento pubblico, ma con un’esigenza più profonda: quella di appartenere a una comunità che condivide una visione, un ideale, un progetto culturale.
È da questo bisogno che nasce l’ANDCI. Non per rivendicare titoli, né per occupare spazi già saturi di sigle e rappresentanze, ma per proporre una nuova forma di organizzazione, ispirata a un’idea semplice e al tempo stesso rivoluzionaria: che l’arte – e in particolare l’arte corale – possa essere uno strumento per costruire armonia in un mondo che ha perso la capacità di ascoltare.
Nel pensare a come raccontare questa associazione, mi è venuto naturale accostarla proprio a Piet Mondrian, a quel suo modo unico di trasformare la pittura in un progetto etico. Mondrian non dipingeva forme: costruiva visioni. Non cercava la bellezza per se stessa, ma la possibilità di una nuova armonia tra gli esseri umani. Era convinto che l’arte potesse educare, elevare, dare forma a una società più giusta. Ed è esattamente quello che ANDCI vuole fare, con i mezzi del canto corale, della formazione, della comunità.
Mondrian semplificava la realtà per cercarne l’essenza. Allo stesso modo, ANDCI nasce con una struttura leggera, funzionale, trasparente: nessuna gerarchia rigida, nessun culto delle cariche, nessuna appartenenza obbligata a scuole o correnti. Solo l’essenziale: le persone, le competenze, i progetti. Ogni direttore di coro è un elemento di una composizione più grande. Come in una tela di Mondrian, il valore del singolo emerge solo in relazione agli altri.
Viviamo in un contesto culturale e professionale spesso dominato da corporativismi, da chiusure categoriali, da linguaggi autoreferenziali. In questo deserto, l’ANDCI rappresenta un atto di resistenza poetica. Un modo per affermare che la musica non può essere prigioniera di piccoli privilegi, ma deve ritrovare la sua vocazione civile, educativa, trasformativa. Il coro è, in sé, una utopia realizzata: voci diverse che si accordano, ascoltandosi. Non c’è metafora migliore per immaginare una nuova modalità di stare insieme, di progettare, di costruire cultura.
Non vogliamo difendere ruoli, ma generare spazi. Non vogliamo legittimare vecchie logiche, ma proporre nuove modalità di partecipazione. Vogliamo offrire strumenti, visione, opportunità di crescita a chi dirige cori nelle scuole, nelle parrocchie, nelle comunità, nei conservatori, nei teatri. Vogliamo valorizzare la diversità dei repertori, delle esperienze, delle storie personali, senza imporre modelli unici. Vogliamo che ogni direttore e direttrice di coro possa trovare, nell’ANDCI, un luogo di riconoscimento e di slancio.
Non siamo qui per raccontare quanto è difficile il nostro lavoro – lo sappiamo bene – ma per immaginare insieme come renderlo più libero, più efficace, più necessario. La direzione di coro non è un mestiere qualunque. È un gesto che unisce educazione, sensibilità, rigore, empatia. È un’arte che forma le persone, non solo i musicisti. Per questo abbiamo bisogno di una rete che sappia dare valore a ciò che spesso passa sotto silenzio: l’impegno nelle scuole, la qualità delle prove settimanali, il coraggio di costruire progetti artistici in territori marginali.
E allora perché non guardare ancora a Mondrian? A quel suo sogno di un mondo ordinato, limpido, essenziale. Non freddo, ma rigoroso. Non astratto, ma profondamente umano. Le sue linee non separano: collegano. I suoi colori non semplificano: danno voce all’essenziale. Così deve essere la nostra associazione: una griglia aperta, attraversabile, generativa. Dove ogni elemento trova il suo posto, dove ogni voce è ascoltata, dove ogni idea può diventare progetto.
Nella sua ultima opera, Broadway Boogie Woogie, Mondrian abbandona i vuoti bianchi per costruire un mosaico pulsante di linee colorate, ispirato alla musica jazz e alla vitalità della città. È una tela viva, ritmica, piena di energia. Anche quello può essere un modello a cui tendere o in cui riconoscersi: una rete viva, dinamica, costruttiva, capace di accogliere la complessità del presente senza rinunciare all’utopia.
Perché l’utopia non è evasione: è il dovere di immaginare qualcosa che ancora non c’è, e di agire, passo dopo passo, per costruirlo. È questa la nostra sfida. È per questo che l’ANDCI esiste.
Cari amici, non c’è niente di più concreto di un sogno che diventa progetto. Vi invitiamo a sognare con noi, a costruire con noi, a portare la vostra voce in questa composizione corale di futuro.
Con fiducia,
Roberto Maggio
Presidente ANDCI
